8. Analisi generale dei dati di Italiano 2000

 

 

8.12 Interpretazioni generali dello stato dell’italiano nel mondo

 

8.12.1 Un’ipotesi interpretativa

 

8.12.2 Le situazione di regresso

 

Che la situazione non appaia sistematicamente definita, se facciamo interagire le variabili studenti / corsi / insegnanti, è reso evidente dal fatto che essa non è definibile semplicemente opponendo le aree in cui aumentano gli studenti e parallelamente i corsi e i docenti, a quelle in cui i tre fattori sono concordemente in diminuzione. Se la situazione dell’italiano nel mondo fosse riconducibile a questi due modelli sarebbe semplice individuare correttivi locali e/o di sistema per riorientare le situazioni che si trovano nella seconda condizione verso la più generale tendenza all’espansione dell’italiano L2.

Fra la prima e l’ultima configurazione abbiamo visto che si trovano casi intermedi nei quali i tre fattori si mescolano in modo non correlativo producendo realtà dove di volta in volta a predominare sono scelte di tipo amministrativo relative alla gestione dei corsi, scelte organizzative di tipo didattico, risorse a disposizione, costrizioni legislative locali.

Se Italiano 2000 ha individuato situazioni di sofferenza nella diffusione della nostra lingua all’estero, occorre esaminare innanzitutto proprio queste per ricercarne le cause, evidenziarne le caratteristiche di processo, proporre eventuali misure correttive. Il numero non irrilevante degli IIC che si trovano in questa condizione ci appare un fenomeno troppo in grado di interferire pesantemente in un processo del quale si cerca di individuare i tratti più capaci di diventare sistematici e tali da consentire di trasformare in patrimonio consolidato ciò che può essere ancora troppo fragile.

Le cause della diminuzione della presenza dell’italiano possono essere varie, non tutte imputabili all’attrito fra domanda e offerta formativa: situazioni di crisi internazionale (ad esempio, Addis Abeba) sicuramente non favoriscono gli investimenti dei cittadini nei processi formativi.

Nelle aree caratterizzate da crisi politiche è ovvio che si avranno difficoltà a investire nella formazione linguistica. Nelle aree dove la crisi è socioeconomica, gli interventi italiani per la diffusione della nostra lingua difficilmente potranno trasformarsi in effetti radicati nella realtà locale se non si accompagnano e se non si integrano con azioni sul piano degli investimenti economici.

Ancora una volta emerge come la metafora del mercato delle lingue ha in realtà un valore reale, segnalando il legame – forse inaspettato, mai prima d’ora così nettamente definito – fra la possibilità di diffondersi della lingua italiana fra gli stranieri e i processi economico-produttivi del ‘sistema Italia’. La diffusione della lingua accompagna e sostiene tali processi; questi provocano un effetto linguistico, poiché dal discorso con i nostri connazionali e le nostre realtà economiche sulla materia degli scambi economici può derivare la necessità di sviluppare una competenza nella lingua italiana che permetta di svolgere nella nostra lingua tale discorso.

Da qui la prima proposta operativa: sostenere e sviluppare le iniziative di ricerca e di formazione linguistica aventi per oggetto la lingua italiana del settore economico-commerciale-finanziario-produttivo.

 

 

8.12.3 La situazione nei paesi a forte presenza di emigrazione italiana

 

In altre realtà la crisi appare più pesante, soprattutto quando investe situazioni che vedono una tradizionale presenza di consistenti nostre comunità emigrate: in questi casi si viene a interrompere un legame che si potrà ricostruire solo a prezzo di enormi investimenti in termini di risorse umane, culturali e finanziarie. Proprio in tali situazioni l’eventuale scelta di non impegnare direttamente gli IIC nell’offerta di formazione linguistica apporta fattori di destabilizzazione in una condizione di complessa interazione fra i vari soggetti in contatto con la realtà italiana: università, agenzie formative private, comunità italiane, scuole italiane, altre agenzie culturali. Dato che spesso i rapporti fra questi soggetti non appaiono sinergicamente organizzati in maniera da sviluppare una strategia coordinata ed efficace per la diffusione della lingua e della cultura italiane, il non impegno dell’IIC fa venire meno un soggetto istituzionale che potrebbe avere il ruolo di compensare carenze derivanti dallo ‘spontaneo’ mercato degli interventi per la diffusione della nostra lingua, o il ruolo di rappresentare, se non il coordinatore di una strategia, almeno un parametro istituzionale di riferimento, capace di dare indicazioni agli altri soggetti almeno con il prestigio della propria posizione e della qualità della propria proposta.

 

 

8.12.4 La situazione nei paesi di partenza di flussi migratori verso l’Italia

 

Nei paesi che sono punto di partenza di movimenti migratori verso l’Italia l’aumentata diffusione dell’italiano tramite una più consistente ed efficace offerta formativa potrebbe avere una funzione di spendibilità sociale immediata: apprendere l’italiano prima di partire verso il nostro paese pone le condizioni decisive per potersi inserire correttamente ed efficacemente nella società e nel mondo del lavoro italiani. Si potrà dare attuazione a tale possibilità se l’offerta formativa si strutturerà in maniera adeguata ai bisogni dell’apprendente, che in questo caso è un potenziale migrante: dovrà selezionare i temi e gli obiettivi formativi in rapporto alle esigenze di comunicazione entro i contesti nei quali si troverà inserito il migrante una volta arrivato in Italia.

Anche se non dovesse realizzarsi il progetto di migrazione, l’aumentata offerta formativa potrà diffondere nelle società locali l’attenzione verso la nostra lingua e a ciò che vi è di connesso: la società, la cultura, i processi economico-produttivi.

Non si dimentichi, infine, che il migrante, una volta rientrato nel suo paese, vi porta l’esperienza di contatto con la nostra lingua in Italia, creando in tal modo un ulteriore elemento di orientamento dei suoi connazionali verso l’italiano, che si vedrà aggiunto l’ulteriore fattore di attrattività costituito dalle competenze dei migranti, soprattutto di coloro che hanno avuto successo nel progetto migratorio. In questa prospettiva, i molti immigrati stranieri che si candidano in Italia agli esami di certificazione di competenza linguistica rappresentano il segnale del valore, sì strumentale, ma anche simbolico che hanno tali riconoscimenti: il conseguimento di una certificazione ufficiale di competenza linguistica segnala il successo in almeno un segmento del progetto migratorio. Di ritorno nel proprio paese, l’italiano, appreso e certificato, diventa un valore capace di produrre ulteriore attenzione su di sé.

 

 

 

8.12.5 La concorrenza con le lingue a grande diffusione internazionale

 

Il questionario di Italiano 2000 ha dato interessanti risultati nella parte relativa alla posizione dell’italiano rispetto alle altre lingue apprese. Fra le lingue straniere che vengono scelte per prime, al primo posto si colloca l’inglese (69,2%), seguita dallo spagnolo (10,3%), dal francese (7,7%), dal tedesco (2,6%) e da altre lingue. La sorpresa è di vedere il francese non più in lizza con l’inglese, come lingua oggetto di insegnamento / apprendimento, ma con lo spagnolo, che sembra sopravanzarla. L’italiano non è mai, purtroppo, la lingua scelta come prima lingua straniera insegnata / appresa. Fra le lingue straniere che vengono scelte per seconde, al primo posto si colloca il francese (50%), seguita dall’inglese (15%), dallo spagnolo (10%) e dall’italiano, al quarto posto con il 7,5%, a pari posizione con il tedesco. Tra le terze lingue straniere, al primo posto sale il tedesco (40,9%) e l’italiano va al secondo posto (25%). Tra le quarte lingue scelte, l’italiano è al primo posto (63,9%).

Come valutare questi risultati? Alla luce della nostra indagine, l’italiano si conferma come una delle prime cinque lingue più studiate nel mondo, pur se non certo al primo posto. La lingua italiana comincia ad apparire dalla seconda linea di lingue straniere scelte, per salire progressivamente per arrivare al primo posto fra le lingue scelte per quarte. L’andamento è crescente, ma la distribuzione è penalizzata, ad esempio rispetto al tedesco, perché l’italiano non è presente fra le lingue più scelte per prime. La contrapposizione fra indice di presenza (crescente per l’italiano) e indice di distribuzione non ci favorisce sempre e comunque; ma l’indice di presenza crescente è segno dell’andamento in espansione della nostra lingua negli ultimi anni.

 

Grafico n. 23 – Indice di insegnamento / apprendimento delle lingue straniere

 

 

 

Nelle situazioni dove è più netta la concorrenza delle altre lingue a grande diffusione sembra indispensabile mirare a far incontrare le dimensioni linguistico-culturale da un lato, economico-produttiva dall’altro. Affidare la capacità di competizione solo alla prima dimensione significa collocarsi in nicchie residuali, in cui la sicurezza di sopravvivenza non è garantita né dalla forza della nostra tradizione intellettuale né dalla presenza delle comunità italiane né dalla vicinanza geografica e culturale con il nostro paese. La concorrenza sul piano economico vede le altre lingue a grande diffusione (e con maggiori risorse da investire nella propria diffusione internazionale) impegnarsi a occupare tutti gli spazi possibili utilizzando tutti i mezzi possibili. Esempi di tali processi, che vedono l’italiano chiudersi in situazioni difensive anche là dove era tradizionalmente presente, possono essere considerate alcune aree dell’America latina o del vicino Mediterraneo, così come quelle dove lo sviluppo economico in fase di avvio allarga la concorrenza fra sistemi produttivi a quelli culturali (pensiamo a quanto avviene nell’Europa dell’est). E ancora, nello stesso processo rischiano di cadere anche alcune aree europee occidentali dove la tradizione intellettuale da sola non può bastare a garantire i valori che una lingua può proporre all’identità delle società con cui entra in contatto: tali valori si nutrono di un’immagine sempre viva, di una capacità di proporre schemi di identità sociale e culturale che siano propositivi e positivi, diversi da quelli di altri poli di diffusione linguistico-culturale.

Pensare che in tanta concorrenzialità fra lingue sia sufficiente il retaggio della cultura intellettuale italiana significa accettare l’idea di una limitata diffusione dell’italiano fra stranieri: è fuori di dubbio che tale posizione non giustificherebbe investimenti sulla nostra lingua / cultura, con conseguenze a tutti i livelli. Non varrebbe più la pena proporre formazione riservata ai docenti, che avrebbero miseri spazi di occupazione possibile; non varrebbe più la pena studiare l’italiano, visto che il contatto con la nostra cultura può tranquillamente avvenire anche mediante la lingua materna degli stranieri; l’industria culturale italiana e straniera centrata sulla diffusione della lingua / cultura (editoria tradizionale, editoria multimediale, agenzie private di formazione ecc.) si vedrebbe destinata alla chiusura. Al limite, l’idea di una lingua basata solo sul retaggio della propria cultura intellettuale potrebbe giustificare la cessazione degli interventi di sostegno statale: tale patrimonio culturale, infatti, comunque continuerebbe a produrre attrazione; il problema è che tale processo andrebbe inesorabilmente verso la diminuzione prossima allo zero, fino a raggiungere una dimensione puramente residuale.

Le cose, cioè la realtà dei fatti, vanno in direzione opposta. Esiste una industria culturale delle lingue, anche dell’italiano, che deve poter operare entro il mercato mondiale delle lingue. I soggetti che agiscono nella formazione in italiano L2 sono molto più attivi e capaci di creare opportunità di sviluppo della nostra lingua di quanto si creda. I numeri in aumento degli studenti segnalano l’esistenza di richieste tipologicamente differenziate rispetto al solo interesse culturale.

Per forza di cose, dunque, l’italiano si posiziona nel mercato delle lingue con più identità.

 

 

8.12.6 La posizione dell’italiano nel mercato delle lingue: fenomeni di riduzione e di espansione

 

8.12.6.1 Le lingue in competizione con l’italiano

 

Non ci sembra possibile proporre un’interpretazione dei complessi e contraddittori processi che riguardano l’italiano diffuso fra gli stranieri, anche solo limitando l’analisi ai dati più macroscopici, senza ritornare al modello che abbiamo proposto, a quel ‘mercato delle lingue’ che è, in realtà, metafora del sistema globalizzato e insieme in competizione di modelli di economia e di sistemi economici, di culture e di identità culturali, di modi di vivere e di società, di valori individuali e collettivi.

In questa prospettiva, il mercato delle lingue appare caratterizzato molto di più di quanto non si possa pensare a un’analisi di superficie dai tratti di complessità e di contraddittorietà che caratterizzano la situazione dell’italiano. E non sarebbe possibile altrimenti, dal momento che la capacità di diffusione di una lingua è sì funzione delle sue intrinseche caratteristiche, ma una visione sistemica mette in evidenza le dipendenze, le relazioni con i restanti elementi del sistema. In realtà, anche il solo riconoscimento delle caratteristiche intrinseche di una lingua in quanto fattori di attrazione culturale è il risultato di un processo relazionale che vede la lingua posizionare i propri valori in dipendenza dagli altri elementi, dalle altre lingue.

Dal punto di vista del mercato delle lingue, il numero degli studenti iscritti ai corsi di italiano nel mondo non può certo essere paragonato a quello dell’inglese, del francese, del tedesco, dello spagnolo. La graduatoria, però, non è statica: la stessa supremazia dell’inglese dipende fortemente dal suo valore d’uso strumentale e immediato nella comunicazione quotidiana e nelle interazioni di affari. Pur essendo una lingua di grande spessore culturale, la sua attrattività non dipende oggi solo da questa caratteristica. Ciò significa che il valore d’uso della prima lingua a diffusione internazionale negli scambi interlinguistici dipende dalle funzioni che le assegnano i suoi apprendenti: ne derivano implicazioni che, a partire dalla gamma di funzioni per le quali l’inglese è usato, investono le sue stesse caratteristiche strutturali. La riduzione semplificante, sempre più lamentata per l’inglese nel momento in cui si diffonde in modo egemone, deriva da una spinta in tal senso da parte dei suoi nuovi apprendenti non nativi. Le conseguenze di tali processi, anche nei rapporti di concorrenza con le altre lingue, non sono semplici né immediatamente identificabili: non è da escludersi, in futuro, un riposizionamento stesso dell’inglese nella graduatoria delle lingue più diffuse internazionalmente proprio a causa delle ristrutturazioni interne dovute alle pressioni dei suoi apprendenti non nativi. Le lingue cambiano nell’uso: la struttura interna ne è coinvolta, ma questa interagisce anche sui valori che decidono l’adozione o meno di un idioma nello scambio interlinguistico.

L’italiano si colloca in una situazione di competizione con alcune singole lingue: il francese, il tedesco, lo spagnolo possono precedere l’italiano come oggetto di apprendimento se consideriamo la questione secondo una visione generale, ma se la consideriamo più analiticamente, l’italiano riesce a entrare in competizione con tali lingue in diverse realtà locali in base a motivi che uniscono le caratteristiche delle situazioni particolari e quelle che la nostra lingua / cultura riesce a veicolare.

La competitività dell’italiano in determinate realtà locali viene a dipendere da fattori di contesto, da processi di tipo economico-commerciale, dalla capacità di presa dei modelli linguistico-culturali-sociali italiani su una determinata società. Può essere allora la presunta vicinanza fra modelli o il fatto che sia punto di riferimento negli scambi economici a orientare sulla nostra lingua un numero consistente di apprendenti e a posizionare l’italiano in seria concorrenzialità con lingue generalmente più diffuse nel mondo.

 

 

 

8.12.6.2 Nuove manifestazioni dell’identità culturale

 

La competitività dell’italiano in base a caratteristiche particolari ci riporta allo spessore culturale su cui si fonda: il suo legame con la tradizione intellettuale che si è concretizzata nella produzione artistica, letteraria, musicale attivano processi di attrazione che mitizzano tutto il ‘sistema Italia’. In tale prospettiva di attrazione si pongono i pubblici stranieri motivati culturalmente al contatto di apprendimento con l’italiano, ma si collocano anche i milioni di turisti che ogni anno arrivano in Italia nella riproposizione contemporanea del grande viaggio nel nostro paese. Anche in tal caso la lingua italiana entra nello spazio linguistico individuale e di gruppo, fa passare nell’immaginario collettivo i valori culturali e sociali collegati, fa riportare le sue tracce nei paesi di provenienza dei turisti.

Questi due elementi (i fattori di contesto e i valori culturali) sui quali l’italiano può fondare la propria competitività nei confronti di diverse altre lingue nel mercato mondiale delle lingue si integrano nelle nostre comunità emigrate. In diverse realtà locali le nostre comunità sono portatrici di valori che, sulla base di una mobilità verticale di posizione economica all’interno delle società ospiti, rendono trasparente nell’immaginario culturale e linguistico i valori culturali e sociali che si riannodano a quelli della tradizione intellettuale e delle sue produzioni. La creatività è associata dagli stranieri, allora, ai valori estetici; l’azione economica si sposa con i valori del gusto, che da quello estetico trapassa a quello materiale della cucina. Come esempio di tale situazione citiamo il Giappone, dove valori estetici, attrazione della moda, ricchezza della cucina lavorano tutti a favore della grande diffusione recente della nostra lingua.

Il problema è che anche per questi fattori di competitività dell’italiano la variabilità incontrollata li rende fortemente dipendenti da fattori di contesto e quindi fortemente volatili.

 

 

8.12.6.3 La variabilità come caratteristica portante della diffusione dell’italiano L2

 

Se accettiamo l’idea di una competitività generale entro il mercato delle lingue, riconosciamo che gli elementi di variabilità caratterizzano tale sistema: ciò che sembra specifico, come elemento negativo, della condizione dell’italiano diffuso fra gli stranieri, appare in realtà un tratto generale dei rapporti contemporanei fra le lingue. Da questo punto di vista, possiamo parlare, allora, di una interpretazione italiana di tale variabilità, non di un tratto esclusivo della nostra condizione. Da ciò una conseguenza: in ciò che vi è di positivo e di negativo nei tratti di variabilità generalizzata all’intero sistema del mercato delle lingue, l’italiano vi contribuisce e ne risente.

Appare plausibile, allora, ritornare al numero in aumento degli studenti stranieri di italiano dal 1995 al 2000: è frutto sicuramente degli interventi del sistema formativo, culturale, sociale, economico, istituzionale italiano. Esso è però anche conseguenza dell’esistenza del mercato mondiale delle lingue, delle sue tendenze massificanti e globalizzanti da un lato, variazioniste e localiste dall’altro. Siamo in un momento storico in cui la diffusione dell’apprendimento delle lingue è in fase di forte espansione, trovandosi a essere campo di dialettica fra vari sistemi nazionali, ma essendo anche un settore di produzione economica. Si parla di industria delle lingue come di un settore della produzione economica applicata al campo culturale, coinvolgente l’elaborazione tecnologica, l’efficienza dei sistemi formativi, le capacità di elaborazione intellettuale, di ricerca scientifica, di innovazione.

Paradossalmente, l’immane impegno messo dai rispettivi paesi nella diffusione dell’inglese e del francese ha comportato un effetto di trascinamento sull’intero sistema: in un mercato mondiale delle lingue che è in espansione anche l’italiano si trova ad aumentare il numero degli stranieri che vi si avvicinano per apprenderlo. E non è importante che per essi sia la seconda, la terza o la quarta L2 appresa: è rilevante che il processo coinvolga in modo sistematico la nostra lingua.

Con tale affermazione non vogliamo sminuire il ruolo delle azioni positive di propulsione messe in atto in questi ultimi decenni per diffondere l’italiano e i loro effetti di stimolo[1]. Non vogliamo nemmeno giustificare l’assenza di interventi sulla base del fatto che il mercato trascinerebbe anche la nostra lingua all’aumento della sua diffusione pur in assenza di grandi investimenti. Vogliamo in realtà sottolineare due aspetti che si aggiungono alle azioni positive che hanno consentito di aumentare il bacino di utenza della nostra lingua.

Innanzitutto, in un mercato in aumento, e in un mercato che si basa sulla variabilità dei processi, appare ingiustificabile la perdita di pubblico reale manifestatasi in modo consistente in parecchi IIC. Se la perdita di studenti si fosse svolta entro un processo controbilanciato solo dalle azioni positive delle istituzioni italiane, sarebbe stata valutata meno gravemente rispetto a una considerazione che vede l’intero sistema muoversi verso l’espansione. Ciò ci spinge a sottolineare un rischio che riteniamo gravissimo: in una situazione di variabilità e di fluttuazione poco controllabile, la perdita di studenti, cioè di pubblico reale, può essere non grave se non viene intaccata la fascia di pubblico potenziale dell’italiano L2. In un mercato in espansione, però, la perdita di pubblico reale in situazioni dove le condizioni potrebbero agire tutte in direzione opposta significa correre il rischio di contribuire a creare una fascia di non-pubblico, cioè di soggetti per i quali non solo e non tanto la lingua italiana non rientra nei progetti di investimento formativo, ma la stessa Italia, i suoi tratti economici, sociali, culturali escono fuori da ogni possibilità di contatto. Le conseguenze dirette, in questo caso, non sono solo sulla lingua italiana, ma sull’intero ‘sistema Italia’.

Non vogliamo dare a tutti i costi un’immagine positiva della situazione dell’italiano nel mondo, ma sicuramente l’allargamento della gamma di motivazioni e la differenziazione dei pubblici rispecchiano l’immagine di sistema variato e dinamico che proprio attira tali pubblici e le loro motivazioni multivariate. A nostro avviso, però, è presente in questa situazione un rischio molto forte, un elemento che rischia di bloccare ogni possibilità di reale competitività della nostra lingua nel mercato mondiale delle lingue. Ci riferiamo al fatto che la variazione e dinamismo devono potersi radicare come fattori realmente interni e strutturali del nostro sistema di offerta, mentre ad oggi ci sembrano ancora fattori superficiali, più subiti che proposti secondo una progettazione consapevole: da tale non radicamento, da tale superficialità deriva un’intrinseca instabilità al sistema complessivo dell’italiano nel mondo.

 

 

8.12.6.4 Strategie comuni di diffusione delle lingue

 

Il secondo elemento che vogliamo sottolineare è costituito dal fatto che il mercato delle lingue non si concretizza solo in processi di concorrenza. L’italiano può e deve trovare appoggi e alleanze con altre lingue, di volta in volta scegliendo le funzioni e gli obiettivi di tali alleanze: penetrare in un determinato mercato, evitare il soffocamento a fronte di un’azione di diffusione massiccia di un’altra lingua, partecipare alla costruzione di un’identità che supera quella nazionale.

Quest’ultimo punto investe direttamente la nostra posizione entro il sistema europeo delle lingue. A nostro avviso, il mercato mondiale delle lingue è in espansione grazie al contributo determinante (pur se non esclusivo) della politica linguistica delle istituzioni europee: dai progetti dei Livelli Soglia al recente Framework comune per la diffusione delle lingue, dalla tutela delle lingue meno diffuse ai modelli interculturali di plurilinguismo, il baricentro dell’elaborazione glottodidattica e della progettualità orientata allo sviluppo di un’idea di cittadinanza europea fondata sul contatto fra le lingue e sul loro apprendimento si è sempre più determinato nel vecchio continente.

Ne è derivata anche per l’italiano la condivisione di una linea che ha avuto come effetto quello di renderci partecipi della grande spinta propulsiva derivante dall’impegno teorico-metodologico e di investimento di risorse maturatosi a livello comunitario.

Anche solo tenendo conto di tale condivisa identità europea, appare ancor più vasto e aperto il campo entro il quale può svolgersi l’azione istituzionale di diffusione della nostra lingua, tesa a rendere pubblico reale quello che è solo pubblico potenziale del contatto con la nostra lingua e cultura; e altresì appare ugualmente centrale l’obiettivo di conquistare fasce sempre più vaste di quello che si trova nella condizione di non-pubblico.



[1] Si pensi a quanto fanno le Università per Stranieri di Siena e di Perugia, alla diffusione delle certificazioni CILS - Certificazione di Italiano come Lingua Straniera di Siena, CELI di Perugia, IT della Terza Università di Roma, di quella della Società Dante Alighieri, delle diverse certificazioni elaborate localmente da altre agenzie culturali. Si pensi al sistema delle scuole private di italiano e alla loro capacità di penetrare nei paesi stranieri e di attirare studenti in Italia. Non si dimentichi, infine, quanto il sistema scolastico istituzionale italiano produce in termini di formazione linguistica del 1.700.000 immigrati stranieri adulti e dei 140.000 bambini presenti nella scuola; e quanto nella stessa direzione fanno le agenzie del volontariato. A ciò si aggiunga la rete delle università straniere. E non da ultimo come importanza, le attività delle nostre scuole all’estero, dei corsi di lingua e cultura, gli interventi culturali promossi dalle nostre istituzioni all’estero.