8. Analisi generale dei dati di Italiano 2000

 

 

 

8.11 Italiano, dialetto, altre lingue nelle comunità italiane all’estero

 

Il questionario di Italiano 2000 proponeva anche alcuni item di valutazione della condizione linguistica delle comunità di origine italiana all’estero, intendendo con ciò la ricognizione sulla presenza del dialetto di origine, dell’italiano, della lingua del paese ospite e di altre lingue nelle varie generazioni in cui sono articolate le nostre comunità di emigrati. L’ipotesi che in tal modo si è voluta verificare è relativa ai processi di mantenimento e di perdita delle lingue attraverso le varie generazioni. Italiano 2000 non si è proposta di analizzare in profondità questo tema, da un lato vista la presenza di numerosi studi e dall’altro considerato il tipo di metodo di rilevazione, che non prevedeva la raccolta di dati linguistici diretti, ma mediati dalla valutazione dei testimoni privilegiati[1].

Pur circoscritta all’interno delle sue opzioni metodologiche, la rilevazione condotta da Italiano 2000 sui rapporti tra italiano, dialetto d’origine e altre lingue nelle comunità emigrate ha dato risultati interessanti.

Il questionario chiedeva di indicare qual è la lingua parlata prevalentemente all’interno della comunità, indicando fra gli anziani, gli adulti, gli adolescenti, i bambini se solo l’italiano, solo il dialetto di origine, la lingua del paese ospite e il dialetto d’origine, solo la lingua del paese ospite, la lingua del paese ospite e l’italiano, l’italiano e il dialetto d’origine.

 

 

8.11.1 I risultati generali sullo spazio linguistico delle comunità emigrate

 

Esaminiamo innanzitutto i risultati globali che derivano dalle risposte dei testimoni privilegiati.

Il primo dato è la quota di uso delle lingue, calcolata sulla media delle quote per le singole fasce generazionali. La lingua che prevale è quella del paese ospite, con una quota d’uso pari al 73,6%. Interessante è la forte persistenza dialettale, con una quota d’uso complessiva pari al 58,2%. L’italiano, da solo o insieme al dialetto d’origine o alla lingua del paese ospite, raggiunge una quota d’uso pari al 50,5%.

 

 

 

Grafico n. 13 - Italiano, dialetto, altre lingue nelle comunità italiane emigrate: dati globali

 

 

 

Il solo uso dell’italiano e il solo uso del dialetto, sia pure questo con una quota consistente, sono i casi estremi e minoritari. Più interessanti sono i modi misti: la lingua del paese ospite, prevalente in assoluto da sola, ottiene una quota maggiore se unita all’uso dell’italiano rispetto a quella che guadagna unita al dialetto. Ciò manifesta una tendenza dell’uso delle nostre comunità verso i poli linguistici standardizzanti: la lingua del paese e l’italiano. È consistente l’uso del dialetto unito a quello dell’italiano.

 

Grafico n. 14 – Italiano, dialetto, lingua del paese ospite nelle comunità italiane emigrate: dati analitici

 

 

 

Questi dati indicano la persistente vitalità del dialetto e l’orientamento verso l’italiano, riproducendo le comunità emigrate le tendenze che si sono verificate in Italia soprattutto quanto a processi di italianizzazione. Lo spazio linguistico delle nostre comunità si configura oggi, pertanto, come tripolare, giocato fra la lingua del paese ospite, il dialetto, l’italiano.

L’analisi delle quote di uso nelle varie generazioni conferma l’interesse dei dati, soprattutto per ciò che riguarda le tendenze trasversali che animano i tre poli linguistici, i loro pesi nelle diverse generazioni.

L’uso del solo dialetto d’origine è limitato esclusivamente alla fascia degli anziani (20,9%).

L’uso del solo italiano è prevalente nelle generazioni più anziane, diminuendo progressivamente con l’abbassamento della fascia d’età. Da qui l’evidente necessità di diffondere maggiormente l’italiano nelle fasce più giovani.

 

 

Grafico n. 15 – L’uso del solo italiano nelle fasce generazionali

 

 

 

Al contrario dell’uso dell’italiano, la lingua del paese ospite cresce in quota d’uso man mano che si passa alle generazioni più giovani.

Questi dati indicano la progressiva perdita generazionale del dialetto e la possibilità di mantenere o di conquistare l’italiano come polo di un uso alternato con la lingua del paese. La scarsissima competenza nella lingua del paese ospite da parte degli anziani, cioè delle prime generazioni di emigrati, rende chiare le enormi difficoltà che hanno vissuto nell’inserimento nella nuova società.

Il grafico n. 16 mostra chiaramente la distanza linguistica che caratterizza le generazioni quanto a competenza nella lingua del paese ospite.

 

 

Grafico n. 16 – L’uso della sola lingua del paese ospite nelle fasce generazionali

 

 

 

Il dato emerge ancor più netto mettendo a confronto le linee di andamento di uso generazionale circa il solo dialetto, la sola lingua italiana, la sola lingua del paese ospite (grafico n. 17).

 

 

 

 

 

 

Grafico n. 17 – Andamento dell’uso del solo dialetto, del solo italiano, della sola lingua del paese ospite nelle fasce generazionali

 

 

 

L’uso alternato della lingua del paese ospite e del dialetto è presente negli anziani, negli adulti e negli adolescenti; manca totalmente nei bambini. Ciò significa che il confine di mantenimento del dialetto è collocato nella fascia dei giovani, dove peraltro ha il valore più basso, essendo il più alto collocato presso la generazione adulta. Anche il dato sull’uso alternato del dialetto mostra che questo è del tutto perso nei bambini.

 

 

Grafico n. 18 – L’uso della lingua del paese ospite e del dialetto nelle fasce generazionali

 

 

 

L’uso alternato della lingua del paese ospite e dell’italiano ha un valore maggiore rispetto a quello con il dialetto; è il caso prevalente nella fascia degli adulti, che si caratterizzano per la competenza più multivariata e per la normalità di consuetudine con l’alternanza dei codici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grafico n. 19– L’uso della lingua del paese ospite e dell’italiano nelle fasce generazionali

 

 

 

Il grafico n. 20 espone l’andamento dell’uso alternato fra lingua del paese ospite da un lato, dialetto e italiano dall’altro.

 

 

Grafico n. 20– Andamento dell’uso della lingua del paese ospite alternata rispettivamente con il dialetto e con l’italiano nelle fasce generazionali

 

 

 

L’ultimo modo misto di uso linguistico è quello fra italiano e dialetto: come nel caso del solo uso del dialetto, l’alternanza fra dialetto e italiano è presente solo nelle generazioni anziane, con una quota del 18,6%.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grafico n. 21 – Uso del solo dialetto e dell’alternanza fra dialetto e italiano negli anziani

 

 

In generale, gli adulti, cioè la generazione di mezzo, è quella con il più alto grado di competenza multipla, cioè con la capacità di mobilità in uno spazio linguistico articolato; tale mobilità decresce, in modo preoccupante, fra i giovani e i bambini.

 

Grafico n. 22 – Indice di competenza linguistica multipla

 

 

 

 

8.11.2 Le condizioni di mantenimento e sviluppo dell’italiano nelle comunità emigrate all’estero

 

I dati che Italiano 2000 ha acquisito sullo spazio linguistico delle nostre comunità emigrate all’estero possono essere sintetizzati nel modo seguente.

Il dialetto permane come uso esclusivo solo presso le generazioni anziane; in alternanza con altri codici sopravvive negli adulti e in misura molto minore presso gli adolescenti (si può ipotizzare solo una competenza ricettiva).

I giovani e i bambini mettono in luce una spiccata tendenza verso la lingua del paese ospite.

Gli adulti e gli anziani hanno uno spazio linguistico maggiormente esteso di quello dei giovani e dei bambini, perché comunque manifestano quote d’uso linguistico che riguardano tutti i poli e i loro modi misti.

Gli adulti mostrano una maggiore tendenza verso l’alternanza linguistica: non potendo fare affermazioni circa la qualità della competenza nelle lingue in alternanza, riteniamo la competenza multipla degli adulti il segno di processi e di tensioni nella costruzione di identità linguistiche mediate fra i diversi codici con cui sono entrati in contatto nella loro storia migratoria. Da questo punto di vista, la generazione adulta rappresenta il motore dei processi di mantenimento e insieme di sviluppo della competenza in italiano, all’interno di un’opera di mediazione con il dialetto di origine e la lingua del paese ospite.

I giovani e i bambini, con il loro spazio linguistico più ristretto e più nettamente orientato verso il solo idioma del paese ospite, costituiscono i principali destinatari delle azioni di diffusione della lingua italiana.



[1] Per gli studi sull’argomento rimandiamo alla bibliografia generale contenuta in Tassello / Vedovelli (1996) e in Vedovelli – Villarini (1998).