8. Analisi generale dei dati di Italiano 2000

 

 

 

8.8 Le situazioni locali e delle macroaree geografiche

 

Chiediamoci se l’ipotesi di una frattura che attraversa il mondo dell’italiano L2 sia unica, lineare e decisa come appare dalle cifre finora presentate, o se in realtà essa attraversi l’intera superficie del mondo dell’italiano L2 ramificandosi in corrugate realtà locali. Stiamo scendendo sempre di più entro un’ipotesi interpretativa che si delinea come fondata sul riconoscimento del carattere della variabilità – forse incontrollata e incontrollabile - della situazione dell’italiano nel mondo.

Esaminiamo più da vicino la situazione, allora,   scendendo a livello di macroaree, cioè dei raggruppamenti di situazioni locali che vedono la presenza di IIC: la contiguità geografica è il primo criterio di unificazione, al quale si aggiungono quello linguistico e quello socio-culturale.

 

 

8.8.1 L’America latina

 

Se consideriamo l’area dell’America latina, appare fortemente sottolineato il carattere della variazione, della diversificazione delle realtà locali nel periodo che va dal 1995 al 2000. Una diminuzione degli studenti, a volte anche fortemente accentuata, si ha a Buenos Aires (- 100%), Bogotà (- 29,1%), Santiago del Cile (- 21,8%), Cordoba (- 11,2%). Di contro, aumenti, anche forti, si hanno a Caracas (+5,80.8%), San Paolo (+ 63,1%), Città del Messico (+ 333,8%), Lima (+ 382,7%), con quest’ultima che ha l’IIC con il maggior numero di studenti in assoluto (4562).

 

 

8.8.1.1 Un’ipotesi interpretativa

 

La situazione dell’America latina appare, dunque, come una superficie attraversata di linee evolutive non sistematiche: nel giro di pochi anni la situazione locale può trasformarsi profondamente in positivo o in negativo. A nostro avviso, le diminuzioni, pur forti, sono meno accentuate, quanto a numero assoluto di studenti, degli aumenti. È preoccupante, invece, che le diminuzioni riguardino un numero di IIC pari a quello degli IIC in aumento: ciò significa che le tendenze alla diminuzione vengono a serpeggiare investendo progressivamente un’area geografica sempre più estesa, con la conseguenza che eventuali misure finalizzate a produrre l’inversione di tendenza dovranno riguardare un numero maggiore di situazioni locali, con la necessità di interventi più complessi per risultare effettivamente adeguati alle caratteristiche di ciascuna di esse.

È preoccupante, infine, che il numero di IIC con studenti in diminuzione riguardi un’area dove la storica emigrazione italiana dovrebbe rappresentare un patrimonio capace di garantire un aumento costante nella diffusione della nostra lingua. Sulla base di questi dati, a fronte di altri fattori, primo fra tutti la crisi economico-sociale, l’originaria identità italiana appare un elemento fragile, incapace di rappresentare un terreno di investimento culturale da parte dei nostri discendenti. Una prima ipotesi ci spinge a dire che la crisi economico-sociale tocca direttamente le risorse di ampie fasce di popolazione e ne riduce le possibilità di investimento finanziario nel settore linguistico e culturale, con il risultato che le poche risorse disponibili sono orientate verso le lingue che hanno maggiore diffusione internazionale o che garantiscono più immediata spendibilità nel mercato del lavoro, soprattutto quando questo gravita nell’area economica caratterizzata dalla lingua inglese.

La crisi economica che investe diverse aree latinoamericane fa rivolgere comunque l’attenzione dei discendenti dei nostri emigrati verso l’Italia e può offrire ampi spazi ai nostri interventi per diffondere l’italiano: si consideri che le lunghe file presso i nostri consolati che in questo periodo caratterizzano l’Argentina, dovute alla richiesta dei passaporti italiani da parte di discendenti di nostri emigrati, sono testimonianza di tale attenzione, che riguarda il nostro paese anche nella sua cultura e nella sua lingua.  L’ipotesi iniziale può essere corretta e può portare a una interpretazione più attenta ai collegamenti fra fattori linguistici ed extralinguistici nella scelta delle lingue sulle quali investire risorse personali.

Ogni progetto migratorio attiva nei soggetti potenzialmente coinvolti in esso una ripresa di attenzione verso l’assetto della propria competenza linguistico-comunicativa. Il progetto di una migrazione di ritorno verso l’Italia rientra pienamente in tale dinamica e riaccende negli individui processi motivazionali orientati verso le lingue: chi tenta tale ritorno ha bisogno di recuperare una competenza linguistico-comunicativa. Si può ipotizzare che la prima lingua cui si pensa come possibile oggetto di apprendimento sia l’italiano, a causa del legame familiare, più o meno antico. Già questo elemento dovrebbe spingere a mettere in atto strategie di offerta formativa specificamente rivolta verso questi potenziali gruppi di utenti, i quali, pur nelle condizioni di generale crisi economica, potrebbero essere disponibili a investire nella formazione linguistica. A nostro avviso, proprio il progetto di una re-migrazione verso l’Italia, provocando un riassetto del sistema motivazionale e di atteggiamenti verso le lingue nei discendenti dei nostri emigrati, non garantisce di per sé l’orientamento verso la scelta della nostra lingua: se l’italiano non è pronto a offrirsi come opportunità formativa, rischia di perdere ancora più posizioni nel mercato delle lingue. Molti dei nostri discendenti, infatti, chiedendo il passaporto italiano non hanno un progetto di migrazione che vede l’Italia come meta potenzialmente definitiva, ma la considerano come punto di passaggio verso l’Europa, vista come luogo di maggiori opportunità lavorative. Da qui la scelta che si pone tra investire nello studio dell’italiano o in quello delle altre lingue dei paesi europei eventuali mete finali della re-migrazione. Tenuto conto di tale assetto non definitivo del progetto migratorio e della condizione dinamica che ne deriva al sistema di motivazioni verso l’apprendimento delle lingue, se il sistema formativo dell’italiano non recupera velocemente la sua capacità di attrazione, rischia una gravissima sconfitta in un terreno che rappresentava e potrebbe ancora rappresentare una risorsa ineguagliabile nel mercato delle lingue.

 

 

8.8.1.2 Proposte di correttivi

 

In tali situazioni, dove la sfavorevole congiuntura economica attacca direttamente le risorse disponibili per gli investimenti culturali, lo sforzo sulla diffusione dell’italiano dovrebbe concentrarsi su due fattori, facendo in modo che agiscano sinergicamente: il recupero delle radici di identità nelle comunità di origine italiana e la spendibilità della competenza in italiano nel mercato del lavoro. Gli interventi a favore della nostra lingua dovrebbero legarsi alla dimensione degli investimenti economici, privilegiando la funzionalità della nostra lingua in vista dell’incremento degli scambi economico-commerciali con il nostro paese e/o del rientro in Italia. In tale prospettiva, appare necessaria l’integrazione fra interventi linguistico-culturali e interventi nel settore economico, con la conseguente necessità di far interagire armonicamente i diversi soggetti che agiscono in tali campi.

 

 

8.8.2 L’Asia e l’Oceania

 

Anche la situazione asiatica, dell’estremo oriente, e dell’Oceania ci si presenta come corrugata da linee di tendenza contrastanti. La diminuzione degli studenti investe gli IIC di New Delhi (- 64,2%) e di Seoul (- 41,2%), mentre in aumento sono quelli di Melbourne (+ 42,8%), Sydney (+ 54,4%), Singapore (+ 92,3%), Tokyo (+ 2728%). Da qui appare evidente il nesso fra condizione economico-sociale dei paesi e orientamento verso l’italiano, con l’aggiunta del fatto, come nel caso dell’Australia, della presenza di una consistente comunità italiana: quando le risorse a disposizione sono notevoli, la domanda è capace di rispondere all’offerta di formazione in italiano L2, della quale si possono cogliere sia gli aspetti legati al recupero delle radici, sia quelli di spendibilità nel settore lavorativo, sia, infine, quelli che manifestano il collegamento della nostra lingua con un’alta tradizione intellettuale. Di nuovo, anche i dati di quest’area confermano la necessità di mettere in sintonia l’offerta di formazione linguistica in italiano con i processi di tipo economico-sociale. Ci sembra un interessante banco di prova il caso dell’India, che sempre più sistematicamente fornisce all’Italia lavoratori migranti non solo di fascia non qualificata, ma anche con competenze professionalmente avanzate, soprattutto nel settore ingegneristico-informatico. Proprio tale fascia può avere necessità di (ed essere recettivo a) un’offerta formativa in italiano sia generico sia degli ambiti tecnico-specialistici, indipendentemente dal ruolo della lingua inglese in tali settori.

 

 

8.8.3 L’America settentrionale

 

Nell’area nordamericana la variabilità non sistematica è ancora più netta. Gli studenti di italiano diminuiscono negli IIC di Washington (- 100%) e di New York (- 33,1%), mentre sono in aumento a Toronto (+ 10%), Montreal (+ 27%), Chicago (+ 38,4%), Vancouver (+ 52,2%), Los Angeles (+ 180%). Non si può nemmeno opporre, dunque, la situazione degli USA a quella del Canada, né vale per questa macroarea il nesso fra crisi socioeconomica (non esistente) e diminuzione degli studenti, o la presenza di comunità di origine italiana come fattore di automatica diffusione.

In complesso, se si confrontano i dati generali nordamericani di Italiano 2000, che vedono l’aumento caratterizzare cinque IIC contro due in diminuzione, con quelli di Lebano (1999), si conferma la tendenza generale verso l’aumento della diffusione dell’italiano come oggetto di apprendimento nell’intera rete delle agenzie culturali e formative.

 

 

8.8.4 L’area mediterranea

 

La situazione mediterranea (considerata soprattutto nella fascia nordafricana) ripresenta la stessa configurazione caratterizzata da variabilità. Dal 1995 al 2000 hanno visto diminuire gli studenti gli IIC di Atene (- 74,1%), Beirut (- 42,8%), Salonicco (- 35,4%), Tunisi (- 25,2%); hanno visto aumentare gli studenti gli IIC di Haifa (+ 34,8%), Tel Aviv (+ 37,7%), Il Cairo (+ 101,1%), Algeri (+ 1450%). La tendenza alla diminuzione riguarda indistintamente l’area mediterranea orientale e quella occidentale.

La situazione greca vede cifre in diminuzione non solo relativamente agli IIC, ma all’intero sistema delle agenzie formative che nel settore linguistico si occupano di italiano, segno della più forte concorrenza di altre lingue europee e del riassestamento della situazione locale che appariva eccezionale per l’adesione pressoché totale alla lingua italiana. Tale eccezionalità vede ora una ristrutturazione che a nostro avviso non ha i caratteri della crisi, pur se la diffusione dell’italiano consiste in un peggioramento in termini di cifre assolute: si tratta, infatti, più di un riposizionamento dei soggetti presenti nel mercato delle lingue, che non di una situazione di crisi intesa come messa ai margini o uscita dal mercato, per la cui esistenza dovrebbero peggiorare il sistema degli scambi economico-commerciali e quello dei rapporti di comunanza culturale fra il nostro paese e la Grecia. Rispetto al 1995, è oggi possibile trasferirsi, a parità di costo, in altre parti d’Europa: soprattutto i giovani, che prima consideravano l’Italia come la principale e più vicina opportunità per continuare gli studi, oggi vedono nell’Europa una ulteriore apertura di orizzonte. Di conseguenza, la lingua verso la quale orientano il primario interesse di apprendimento non risulta più essere l’italiano o almeno questa non è più la sola presente nello spazio delle motivazioni e delle scelte. Del mercato delle lingue in Grecia va considerata anche un’altra particolarità. In questo non si producono solo processi di competizione fra italiano e altre lingue: per il fatto che l’italiano è fortemente richiesto si è venuto a strutturare un mercato interno all’offerta formativa di italiano, fortemente competitivo fra i vari soggetti pubblici e privati, italiani e greci che vi operano. Indipendentemente dalle storture che tale situazione può vivere, riteniamo la dinamica competitiva un fattore di sviluppo che rende l’offerta formativa sempre attenta a creare nuovi prodotti e a definire nuovi obiettivi[1].

La diminuzione in Libano appare frutto, invece, di circostanze locali di crisi, che comunque non vedono diminuire né l’impegno delle istituzioni italiane né l’attenzione di quelle locali: ne è testimonianza l’introduzione dell’italiano come lingua opzionale nella fascia di base del sistema scolastico.

A fronte dei quattro IIC in diminuzione, altri quattro sono in aumento di studenti; tra questi due sono di paesi arabi, due in Israele. Colpisce il fatto che è fortemente in aumento il numero di chi studia l’italiano in Egitto, uno dei paesi più presenti in Italia con gli immigrati: si può ipotizzare che lo studio della lingua italiana possa essere considerato dagli egiziani come elemento di un progetto migratorio che vede nell’investimento nella lingua una condizione per il suo successo. Non è da escludere nemmeno che l’aumento dello studio dell’italiano possa essere legato agli intensi rapporti anche economici stabilitisi fra i due Stati.

La stessa cosa può essere fatta valere per l’Algeria, dove l’investimento linguistico si colloca in una situazione di estrema delicatezza sociopolitica, ed è tanto più apprezzabile in quanto segnale di un’apertura e di un contatto che prende a suo riferimento non secondario la lingua, la cultura e la società italiana.

 

 

8.8.5 L’Europa non UE

 

Il resto dell’Europa conferma la tendenza alla variazione non sistematica. Se consideriamo l’Europa dell’est, la diminuzione caratterizza l’IIC di Praga (- 35,7%), mentre in aumento troviamo gli IIC di Bucarest (+ 2,8%), Tirana (+38,4%), Sofia (+ 94,1%). Belgrado da 0 studenti passa a 65. Non ci sono pervenuti dati dagli altri IIC, e pertanto non siamo in grado di dare conto del rapporto fra apertura verso l’occidente da parte dell’intera area dei paesi dell’est  ed eventuale richiesta di italiano che sia correlata a tale processo. Già di per sé questi dati, che vedono comunque prevalere la tendenza all’aumento, e molti indizi ci spingono ad asserire che  nel complesso dell’Europa dell’est ci sia un aumento di richiesta dell’italiano non solo attraverso la rete degli IIC, ma anche tramite altre agenzie formative: in primo luogo le università (pensiamo alla Jugoslavia o all’Ungheria, innanzitutto) e le scuole private, in crescita numerica. Si tenga conto, comunque, che in diversi paesi gli IIC sono stati aperti da poco e si trovano in una fase di avvio della propria azione formativa e culturale.

All’orientamento verso l’italiano concorre in maniera notevole anche il contatto esteso che gli immigrati dall’est hanno in Italia con la nostra lingua a livello di apprendimento spontaneo o anche di apprendimento in contesto formativo nei corsi dei CTP – Centri Territoriali Permanenti per l’educazione degli adulti.

 

 

8.8.6 L’Europa UE

 

Nell’Europa occidentale vediamo in diminuzione gli studenti presso gli IIC di Lussemburgo (- 100%), Strasburgo (- 67,9%), Helsinki (- 45,6%), Lione (- 44,7%), Siviglia (- 36,7%), Madrid (- 23%), Vienna (- 18,2%), Dublino (-0,9%). Di contro, gli studenti aumentano a Marsiglia (+ 4%), Londra (+ 14,5%), Lisbona (+ 37%), Bruxelles (+ 46,7%), Grenoble (+ 50,2%), Parigi (+ 85,1%), Amsterdam (+ 98,6%), Oslo (+ 131,6%), Colonia (+ 145,5%), Lilla (+ 178,1%), Wolfsburg (+ 229,1%), Copenhagen (+ 250%), Berlino (+ 1455%). L’Europa occidentale mostra dunque in modo accentuato i caratteri di variazione: diminuzione degli studenti in aree anche importanti, a testimonianza che l’Europa delle lingue diverse ma tutte insegnate, soprattutto quelle considerate deboli dai parametri delle istituzioni comunitarie, è ancora di là da venire. Contemporaneamente, un’altra Europa, di segno contrario, dove molteplici fattori (tra i quali la presenza delle nostre comunità) concorrono a dare una forte spinta propulsiva all’italiano: alle sette situazioni in diminuzione si contrappongono allora tredici realtà che vedono l’espansione della nostra lingua.

Per quanto riguarda la Turchia, troviamo la diminuzione degli studenti a Ankara (- 9,5%), l’aumento, invece, a Istanbul (+ 69,8%).

 

 

8.8.7 L’Africa

 

In Africa sono in diminuzione Addis Abeba (- 100%), per le vicende belliche, e Nairobi (- 7,2%), a indicare una situazione di sofferenza che dalla realtà socioeconomica si riflette su quella dell’investimento nell’apprendimento dell’italiano.

 

 

8.8.8 Ricognizione sinottica degli studenti iscritti ai corsi per macroaree

 

Vorremmo concludere questa ricognizione sui dati quantitativi relativi agli studenti che frequentano i corsi degli IIC cercando di fornire una visione panoramica delle macroaree prese in considerazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grafico n. 4 – Studenti iscritti per macroaree (1995 – 2000)

 

 

 

Nel confronto fra il 1995 e il 2000, a livello di dati assoluti la diminuzione riguarda la situazione africana, mentre tutte le altre macroaree vedono la crescita degli iscritti ai corsi. La misura della crescita è diversa: più forte è in Asia, dove la situazione giapponese funge da traino, e in America latina, dove la stessa funzione spetta al Messico. La tendenza a un aumento meno accentuato si ha nelle altre aree.

Se entriamo in ciascuna macroarea per esaminare le singole realtà locali e come queste interagiscono a definirne il profilo, la variazione emerge in tutta la sua forza di incontrollabile complessità di fenomeni, cause e condizioni.

Appaiono in sofferenza diverse situazioni in America Latina, soprattutto in quelle aree dove è più forte la crisi socioeconomica, che porta a ridurre le risorse da investire nell’apprendimento di lingue delle quali non si veda l’immediata spendibilità nel mondo del lavoro e il conseguente ritorno in termini di risorse. Non riusciamo a spiegarci altrimenti una crisi che colpisce aree dove più forte è la tradizionale presenza delle nostre comunità. Gli stessi tipi di motivi colpiscono l’Africa e alcune realtà asiatiche. Appare evidente che una politica di diffusione del nostro idioma in tali aree presuppone uno stretto legame con altre dimensioni, prima fra tutte quella dei rapporti economici, in maniera tale che possa svilupparsi e possa essere riconosciuta la funzione di spendibilità sociale per la nostra lingua. Nelle zone in sofferenza socioeconomica, come alcune dell’America latina, è interessante notare che alla diminuzione degli studenti e dei corsi degli IIC corrisponde comunque un aumento delle frequenze dei bambini alle attività linguistico-culturali promosse ex l. 153 / 1971, ora D.L. 297/94 art. 636: i corsi organizzati entro tale quadro sono, infatti, gratuiti.

In altre aree, dove la crisi non si manifesta o dove comunque le risorse consentono investimenti nell’apprendimento linguistico, l’italiano è in espansione: pensiamo ad alcune realtà dell’Estremo oriente, all’Australia, a molte realtà europee. In questi casi, la spendibilità sociale e lo spessore storico-culturale del nostro idioma cooperano positivamente, con il secondo a fare sicuramente da traino al primo.

Questo quadro è però non sistematico, essendo configurato ‘a pelle di leopardo’, in quanto nelle stesse aree geografiche si hanno diverse situazioni in controtendenza e soprattutto fuori di uno schema spiegabile in termini causali con riferimento ai fattori speculari a quelli che agiscono invece positivamente in aree contigue: la diminuzione può toccare, infatti, zone dove non mancano risorse né comunità italiane, e che non possono essere considerate refrattarie al richiamo della nostra tradizione culturale. Salvo il caso della Grecia, dove si ha a che fare più con un riassestamento che con una crisi, molte aree europee e nordamericane vivono questa condizione.

Tale situazione di variabilità incontrollata di situazioni da un lato ci spinge a richiamare la complessità delle condizioni legislative (interne ed esterne) e socioculturali nelle quali operano gli IIC; dall’altro conferma, a nostro avviso, il fatto che i fattori socioeconomici non sono meccanicisticamente determinanti, e che pertanto la capacità di diffondersi dell’italiano viene a dipendere in maniera decisiva più dall’esistenza e dalla qualità dell’offerta formativa in italiano L2  che dalla domanda. Questa, infatti, può essere opportunamente indotta sulla base della duplice dimensione di fattori costituita dal richiamo della tradizione culturale e dalla aumentata spendibilità sociale della competenza in italiano.

L’Europa dell’est, infine, appare in alcune situazioni all’inizio di un processo mirante a coagulare e a manifestare un bisogno potenziale di formazione linguistica in italiano: in tali aree, infatti, l’intensificarsi degli scambi economici può sviluppare una forte funzione di spendibilità degli apprendimenti linguistici, e viceversa la richiesta e l’offerta di italiano contribuiscono a intensificare anche gli scambi economici. A questa funzione si aggiunge comunque la capacità di attrazione culturale tradizionalmente esercitata dalla nostra lingua.

 

 

8.8.9 Studenti, corsi e docenti considerati per macroaree

 

Consideriamo altri fattori che forniscono una visione più articolata delle aree che finora abbiamo esaminato solo secondo la prospettiva del numero degli studenti che frequentano i corsi degli IIC: mediante il ricorso agli altri indicatori come il numero dei corsi e il numero dei docenti forniamo altre raffigurazioni delle diverse macroaree,  delle quali evidenziamo ulteriori possibili caratteristiche dell’interazione fra condizione locale e offerta formativa.

In tal modo siamo spinti ad assegnare alle tre variabili che stiamo considerando (andamento degli iscritti ai corsi, del numero dei corsi, del numero dei docenti) tre diverse funzioni: il numero degli studenti indica il bisogno e la richiesta di formazione; il numero di corsi rispecchia la capacità dell’offerta formativa degli IIC; il numero di docenti rimanda ai processi di gestione delle risorse attuati da parte degli IIC.

Se esaminiamo la situazione da questo punto di vista, abbiamo dati globali particolarmente interessanti. Il numero degli studenti è in aumento in 36 IIC sui 61 che hanno risposto, ma il numero dei corsi è ancor più in aumento: 40 su 61 IIC. È questo il dato che ci sembra significativo dell’aumentata attività di offerta di formazione linguistica e dunque di diffusione della nostra lingua.

Il numero dei docenti aumenta in 34 IIC: il dato è più basso rispetto agli altri due, ed è indicatore, a nostro avviso, delle conseguenze rischiose derivanti dalla limitatezza di risorse a fronte di uno spazio di manovra che potrebbe ammettere interventi più ampi e sistematici, i quali, però, richiedono investimenti in aumento di risorse finanziarie e umane.

Proprio per fornire un quadro più preciso dell’offerta formativa degli IIC proponiamo di osservare la realtà delle macroaree anche dal punto di vista del numero di corsi e di docenti.

Va subito sottolineato il fatto che gli stessi caratteri di variazione non sistematica presentati dall’andamento degli iscritti ai corsi dal 1995 al 2000 si ritrovano se vediamo la situazione dal punto di vista del numero di corsi organizzati e del numero di docenti impegnati. Ciò significa, innanzitutto, che non sempre alla diminuzione di queste due variabili corrisponde la diminuzione degli iscritti ai corsi, e che, se c’è, non sempre si ha in pari misura. La variazione non sistematica, comunque, caratterizza le diverse situazioni anche se le consideriamo dal punto di vista dei corsi e dei docenti, e si manifesta in maniera ancor più forte, bizzarra e a volte inspiegabile se la colleghiamo al numero dei corsi. Anche questo è un indice dello stato della situazione: la mancanza di interdipendenza mostra chiaramente che tutto o almeno molto dipende dall’offerta di formazione.

Prendiamo l’esempio del’IIC di Sydney: dal 1995 al 2000 mantiene uguale il numero dei corsi e il numero dei docenti, ma abbiamo già visto che aumenta del 54,4% il numero degli studenti; dunque, a parità di strutture l’IIC riesce ad assorbire un aumentato carico di richiesta formativa e a gestire con uguali risorse un aumentato carico di lavoro didattico.

Per quanto riguarda i corsi organizzati dagli IIC, diminuiscono in Africa, aumentano nella altre macroaree, ma in misura diversa: più accentuata in Asia (di nuovo, con il Giappone in posizione trainante), in America latina (come nel caso degli studenti iscritti ai corsi, anche qui il Messico ha funzione trainante), in Europa; meno accentuata in Nordafrica e Nordamerica.

 

 

Grafico n. 5 – Corsi degli IIC per macroaree

 

 

 

Per quanto riguarda il numero dei docenti degli IIC dal 1995 al 2000 va notata l’accentuata diminuzione in Africa e in Europa. Nelle altre aree si ha un aumento, meno accentuato in Nordamerica, in Australia, in Nordafrica. L’aumento è più forte, invece, in Asia e in America latina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grafico n. 6 – Docenti degli IIC per macroaree

 



[1] In tale quadro siamo comunque costretti a registrare una posizione non armonica fra i soggetti istituzionali italiani che operano nel settore linguistico-culturale, provocata sicuramente dallo spirito competitivo indotto dal mercato locale della formazione linguistica, ma che non appare pertinente, dato che riguarda soggetti appartenenti tutti allo Stato italiano, né efficace in termini di promozione della nostra lingua, né capace di migliorare l’immagine dello Stato italiano all’estero.