8. Analisi generale dei dati di Italiano 2000

 

 

 

8.3 Gli studenti: altri dati del sistema dell’italiano nel mondo

 

I dati forniti dall’indagine della Società Dante Alighieri confermano il numero in aumento dei frequentanti i corsi di italiano L2; in diversi paesi le scuole private sono in aumento e comunque non registrano cali complessivi di studenti. Secondo Baker – Eversley (2000:  6), i corsi di italiano a Londra si collocano al quinto posto fra tutte le lingue (con soli tre corsi in meno del tedesco)[1].

Rimaniamo sempre in area anglofona e passiamo agli U.S.A. La stima quantitativa più recente (Lebano 1999) mostra che l’italiano è la quarta lingua più insegnata nella fascia alta del sistema di istruzione degli Stati Uniti, con una variazione in aumento dal 1995 al 1998 del 12,6%, unica fra le prime quattro lingue negli U.S.A. a vedere una variazione in aumento[2]. Sempre Lebano (1999) ci fornisce un dato interessante: non sono più i discendenti dei nostri emigrati a costituite la maggioranza dei frequentanti i corsi di italiano, ma stranieri non di origine italiana: il 61% contro il 39%. Si tratta di un’inversione di tendenza molto importante sulla quale torneremo in sede di verifica delle ipotesi dell’indagine e di interpretazione generale dei dati.

 

 

8.3.1 Una prima ipotesi interpretativa

 

Questi risultati messi in luce da Italiano 2000 ci spingono a qualificare gli ultimi anni del Novecento come segnati da una netta tendenza all’aumento della richiesta di italiano L2 nel mondo.

Nel cercare le cause di tale andamento positivo applichiamo una visione sistemica, che rende la richiesta di formazione linguistica una funzione di tutta una serie di fattori che vedono l’interagire della dimensione di tipo linguistico con altri piani: quello economico-produttivo, quello socioculturale e delle immagini del paese e della sua società, quello della gestione delle politiche culturali e formative messe in atto dalle nostre istituzioni e dagli IIC in particolare. Il complessivo ‘sistema Italia’ sembra funzionare presso gli stranieri, nel senso che diventa sempre più presente negli altri paesi, non rimanendo estranea a tale presenza il fattore costituito dalla potenziale emigrazione verso l’Italia.

Possiamo dire, per valutare complessivamente le cause di tale situazione, che negli ultimi cinque anni si sia consolidato un nesso fra tradizionale forza di attrazione della nostra lingua e nuovi fattori economico-sociali-culturali: tale nesso fa sì che l’Italia e l’italiano siano sempre più presenti come punti di riferimento nelle scelte che gli stranieri fanno circa gli investimenti formativi nel campo linguistico. Tale situazione trova negli interventi degli IIC una sponda adeguata; se ciò non fosse, il numero degli iscritti ai corsi non vedrebbe un aumento così netto. Ovviamente, si può sempre completare l’affermazione dicendo che una politica più efficace e più ricca di risorse farebbe aumentare ancora di più il numero degli studenti, stante la favorevole posizione conquistata dall’Italia a livello internazionale.



[1] Le lingue che hanno più corsi a Londra nell’anno scolastico 1999 – 2000 sono state l’inglese (497 corsi), il francese (474), lo spagnolo (389), il tedesco (279) e l’italiano (276). La ricognizione di Baker – Eversley (2000) prende in considerazione i corsi di lingua giornalieri e serali offerti a ogni livello da strutture pubbliche in Greater London.

[2] Si assiste a un calo del francese (-3%) e del tedesco (-7%), e a una situazione di sostanziale stabilità dello spagnolo.