5. Metodi e strumenti della rilevazione

 

 

 

5.1 L’interazione fra metodi, strumenti, oggetti delle indagini

 

Sul piano metodologico è necessario esplicitare le ragioni della scelta degli strumenti che si ritengono adatti per lo svolgimento di una particolare indagine: tale operazione ha un ruolo rilevante per valutare l’affidabilità dei risultati ai quali potrà giungere il processo conoscitivo, spostando fino alla fase preliminare la possibilità di definire le condizioni per la raccolta dei dati e per le conclusioni alle quali potranno giungere le analisi e le interpretazioni. Tale presupposto teorico-metodologico vale per tutti gli ambiti disciplinari, anche per le indagini che hanno come proprio universo di riferimento quello umanistico, o comunque delle scienze umane e sociali, non esatte, non ‘dure’, per riprendere un’immagine ormai ampiamente diffusa per delineare i confini fra due mondi di possibili operazioni conoscitive.

Se l’esplicitazione è operazione decisiva nell’impostazione di una corretta indagine, ciò vale anche per Italiano 2000, che assume come propri oggetti i fenomeni e i processi che coinvolgono la dimensione sociale: gli usi linguistici, le motivazioni e gli schemi soggiacenti a tali usi, le identità culturali, l’istruzione e la formazione. Se gli oggetti sono la lingua, la scelta di apprenderla, la sua identità come luogo di contatto fra culture e modelli socioculturali, la tipologia degli interventi formativi, i tipi di pubblico che mutano nel contatto con l’italiano, allora occorre posizionare l’esplicitazione dei presupposti metodologici delle pratiche e della strumentazione di ricerca in rapporto alle specifiche caratteristiche di tali oggetti. Tale operazione mette in luce i rapporti fra caratteristiche degli oggetti di indagine, pertinenza informativa della strumentazione usualmente adottata in tale settore di ricerca, funzioni e obiettivi per i quali è pensata e realizzata l’iniziativa. Il risultato di tale incrocio a livello metodologico contribuisce a definire l’ipotesi di ricerca non solo sul piano delle sue caratteristiche teoriche, ma soprattutto in rapporto alla sua possibilità di tradursi in concreta guida per l’attuazione di una indagine conoscitiva.

Nelle indagini sociolinguistiche gli strumenti abitualmente usati per scandagliare tali aspetti sono di due tipi:

a)                                               questionari, che sono sostanzialmente riconducibili alla tipologia degli strumenti chiusi, rigidamente strutturati di acquisizione di dati;

b)                                              strumenti non chiusi, non rigidamente strutturati. Entrambi i tipi di strumenti sono utilizzati in rapporto a destinatari che possono avere posizioni diverse entro il campo di indagine prescelto e con funzioni diverse quanto a oggetti concreti alla cui rilevazione sono orientati gli strumenti.

Il problema più rilevante incontrato nella realizzazione di Italiano 2000 è stato costituito dalla necessità di porre in relazione da un lato oggetti difficili da ridurre a quantificazioni, e dall’altro strumenti che, per essere economici e in linea con le più diffuse procedure di analisi di masse di dati, producono invece risultati prevalentemente quantitativi o comunque discreti, lontani dalla indefinitezza degli oggetti di indagine dall’altro. A fronte di schemi di rilevazione e di analisi dei dati non necessariamente limitati al quadro statistico-quantitativo, Italiano 2000 è stato condizionato in maniera decisiva nella scelta delle procedure di rilevazione dalla limitatezza delle risorse finanziarie a disposizione. Tale fatto ha spinto a scegliere strumenti di rilevazione capaci di una gestione procedurale molto economica, o meglio: redditizia in rapporto alla loro capacità di fornire informazioni ricche.

Che cosa si è potuto raccogliere con gli strumenti usati in Italiano 2000 ? Quali informazioni hanno potuto fornire? A quali tipi di dati sono di volta in volta più adeguati? In quale modo gli strumenti e le metodologie adottate per l’ipotesi di rilevazione possono condizionare, orientare, delimitare le linee interpretative che sono state applicate ai dati raccolti?

Per rendere più chiara la soluzione che Italiano 2000 ha dato a tali questioni ci sia consentito richiamare alcuni elementi che caratterizzano il ventaglio di scelte entro le quali si muove una ricerca a forte caratura sociolinguistica e glottodidattica quale è stata Italiano 2000[1].

 

 

5.2 Strumenti chiusi di rilevazione e dati ‘sfuocati’

 

Siamo spinti ad affrontare, sia pur sinteticamente, alcuni riferimenti di metodologia della rilevazione sociolinguistica a causa della evidente difficoltà a conciliare gli strumenti più diffusi, economici, semplici da usare, dotati del miglior rapporto informatività – economicità, con una materia che è intrinsecamente difficile da delineare con i confini netti e discretizzati propri degli approcci quantitativi che utilizzano strumenti chiusi di rilevazione. Se la materia della ricerca è costituita dall’universo delle motivazioni al contatto con una lingua e cultura; se l’indagine vuole anche esaminare i cambiamenti di composizione socioculturale dei pubblici potenziali dell’italiano L2; ebbene, appare molto difficile conciliare due prospettive diverse con strumenti identici. Un’indagine su un oggetto vago, complesso sino al punto da assumere forme divergenti, contrastanti se non addirittura contraddittorie qual è la lingua, la condizione linguistica di un gruppo sociale, il sistema dei suoi bisogni di sviluppo linguistico-comunicativo, richiede strumenti capaci di rendere conto della finezza e insieme della indefinitezza, della vaghezza dell’oggetto. Riteniamo che per tale tipo di oggetti l’approccio più adeguato sia quello fondato sulla logica cosiddetta ‘fuzzy’, cioè da quei sistemi logici che misurano stati e oggetti ‘vaghi’: si tratta di una linea di ricerca che si è sviluppata nel ‘900 e che, pur avendo rappresentanti di notevole spessore teorico, non è risultata vincente entro i paradigmi scientifici. A fronte di tale posizione non primaria nel sistema della ricerca scientifica, il quadro della logica ‘fuzzy’, distante dai presupposti di tipo aristotelico, ha avuto di recente una notevolissima applicazione operativa proprio in tutti i campi in cui l’esigenza di una misurazione precisa si scontra con i limiti dell’applicabilità di schemi discretizzanti a stati e oggetti sfumati e dai contorni fattuali non netti. La logica ‘fuzzy’ trova applicazione allora in oggetti di uso sempre più quotidiano, dove, proprio a causa della migliore capacità di misurazione, propone schemi di automatismi che sembrano più vicini a quelli che applicherebbero gli esseri umani nel caso di una gestione propria, non automatica, delle stesse operazioni. Lavatrici e lavastoviglie, condizionatori d’aria e carburatori, macchine fotografiche e cineprese sembrano gli oggetti nei quali il salto di qualità tecnologico è accompagnato dal ricorso a procedure di controllo basate sulla logica ‘fuzzy’.

Anche l’indagine Italiano 2000 ha scelto di ricorrere a procedure di misurazione: si tratta di misurare stati o oggetti spesso contraddittori e comunque non nettamente definiti, nonché di basare su tali misurazioni linee generalizzabili e capaci di trasposizione applicativa in termini di strategie e di interventi operativi. Se l’oggetto ha tali tratti di vaghezza, sembra adeguato applicarvi procedure di rilevazione dei dati e di loro misurazione basate sulla logica ‘fuzzy’. Tale quadro teorico dovrebbe informare sia gli strumenti di rilevazione che quelli di trattamento dei dati.

In realtà, proprio nel settore dei processi linguistici la logica ‘fuzzy’ ha trovato qualche applicazione, ma non tale da consentire di avere, ad oggi, un’ampia strumentazione sufficientemente standardizzata. Lo stesso vale per i processi sociali che hanno la lingua come proprio elemento pertinente, come è nel caso di un’indagine sulle motivazioni al contatto con la lingua italiana. Ciò impedisce di poter applicare nella fase di rilevazione dei dati una strumentazione intrinsecamente basata sulla logica ‘fuzzy’. Ne consegue, dunque, che nell’indagine sarà possibile utilizzare l’usuale strumentazione di rilevazione dei dati. La logica ‘fuzzy’ sarà eventualmente applicabile solo successivamente, nella fase di trattamento quantitativo dei dati rilevati, soprattutto in quei casi dove le informazioni appaiano contraddittorie o non precise, cioè dove sono fondate su giudizi di valore ampiamente lasciati alla pluralità soggettiva dei parametri.

In sintesi, la prima possibile soluzione al problema di utilizzare strumenti intrinsecamente in sintonia con un oggetto ‘vago’, che sembra manifestarsi ai ricercatori solo attraverso la mediazione di dati ‘vaghi’, cioè la soluzione di adottare strumenti basati sulla logica ‘fuzzy’ sembra percorribile solo parzialmente, attraverso lo spostamento dell’uso della strumentazione ‘fuzzy’alla fase di trattamento dei dati raccolti. Ciò significa, per lo svolgimento della ricerca, dover decidere, dopo la raccolta dei dati e dopo una loro verifica iniziale, fra la scelta del modello ‘fuzzy’ di trattamento quantitativo o quella del modello tradizionale.

La scelta del modello ‘fuzzy’ avrebbe la possibilità di rendere meglio i fini rapporti fra processi e oggetti dai contorni non definiti in modo discreto; le procedure implicherebbero, però, maggior tempo per la loro elaborazione.

La scelta del modello tradizionale di trattamento dei dati fa guadagnare in tempo e risorse, è dunque più economica, ma comporta una minore precisione sui risultati e minori possibilità di interpretazioni fini dei processi e sistemiche fra tutte le componenti del processo.

La scelta dell’una o dell’altra prospettiva è subordinata all’analisi delle risorse (sia economiche che temporali) a disposizione nell’indagine.

 

 

5.3 Strumenti chiusi di rilevazione di dati discreti

 

Quanto abbiamo detto finora non va inteso come una critica assoluta dei normali approcci quantitativi alle rilevazioni di tipo sociolinguistico, ma come un richiamo a perseguire, per quanto possa essere consentito dagli obiettivi costitutivi dell’indagine, la coerenza o almeno la compatibilità fra natura degli oggetti da indagare e strumentazione teorico-metodologica di loro conoscenza. Ciò significa che, se nella ricerca sono presenti oggetti discretizzabili, sarà più utile, e pertinente, se non addirittura necessario fare ricorso, per la loro acquisizione, agli strumenti di indagine capaci di cogliere in maniera economica e precisa gli oggetti discretizzabili. Quando si ha a che fare con dati quantitativi riconducibili a classi nettamente distinte, gli strumenti chiusi di rilevazione sono i più appropriati: i questionari  risulteranno economici e capaci di alto grado di informatività.

Italiano 2000 ha fatto ricorso a tali strumenti, soprattutto per la raccolta di dati già organizzati, provenienti da fonti statistiche, sulle caratteristiche socioculturali della popolazione oggetto dell’indagine e per l’acquisizione in forma originale di dati sempre di tipo socioculturale.

I dati che possono essere raccolti con tali strumenti consentono di costruire un quadro di sfondo entro il quale posizionare i fenomeni meno riducibili a tratti netti e discreti. Una condizione fondamentale, però, per la possibilità di effettuare correlazioni statistiche dei dati sociolinguistici acquisiti è costituita dalla effettiva campionatura della popolazione: a nostro avviso, è proprio questa l’operazione forse più difficile da realizzare, se non addirittura impossibile, visto che l’universo della popolazione coincide con tutta la popolazione mondiale potenzialmente in contatto con la lingua - cultura italiana, e visto che lo scopo dell’indagine è di conoscere meglio i soggetti che sono coinvolti a tutti i livelli in tali iniziative. L’universo potenziale del pubblico degli interventi e la rete dei loro gestori non sono fonti sufficientemente struttute per consentire una autentica campionatura statistica sulla base della quale condurre una rilevazione capace di portare a correlazioni statistiche e a generalizzazioni fondate su di esse.

Quale spazio rimane, allora, per gli strumenti di rilevazione chiusi? A nostro avviso, rimane la loro capacità di fotografare quelle sezioni dell’universo oggetto dell’indagine che possono fornire dati discreti su fenomeni e processi di sfondo e di grande ampiezza. Il valore statistico-quantitativo varrà solo per ciò che sarà effettivamente raccolto, non per quei fenomeni più fini e sfumati per i quali gli strumenti chiusi di rilevazione risultano inappropriati.

 

 

 

5.4 Strumenti aperti per la rilevazione di dati qualitativi

 

Visti i problemi che emergono nel cercare legami sistemici fra gli oggetti dell’indagine sui pubblici dell’italiano L2, appare evidente la necessità della pertinenza di una procedura di rilevazione che faccia appello a ciò che i singoli tipi di strumenti hanno per poter entrare in sintonia con quegli oggetti dell’indagine che ammettono tale possibilità di sintonia. Con l’approccio metodologico della triangolazione i dati complessivi risulteranno dall’unione e dalla sovrapposizione delle diverse metodologie: ne risulterà un quadro composito, le cui componenti avranno una propria forza informativa, autonoma e insieme capace di contribuire alla definizione globale del complesso degli oggetti indagati. L’intersezione di metodologie porta a una composita unitarietà dei risultati: si ha, cioè, un quadro che assume tonalità e aspetti differenti a seconda dei punti di vista adottati nella sua lettura, ovvero i dati saranno capaci di diversa informatività a seconda delle prospettive di interpretazione. A fronte di una realtà intrinsecamente complessa come quella delle dinamiche dei cambiamenti sociali, culturali, linguistici, motivazionali dei pubblici reali e potenziali dell’italiano L2, il quadro conoscitivo che ne deriva potrà mostrare una situazione di volta in volta differentemente connotata, mai omogeneamente appiattita entro un’unica e predominante chiave di interpretazione.

La possibilità di attuare la metodologia della triangolazione, cioè dell’applicazione di diversi metodi, dipende ancor più fortemente, rispetto alle procedure precedenti, dalle risorse a disposizione per lo svolgimento delle indagini: tempi, risorse umane, risorse finanziarie.

 

 

 

5.5 La scelta di Italiano 2000 per gli strumenti chiusi

 

La limitatezza delle risorse messa a disposizione per lo svolgimento di Italiano 2000 è stato l’elemento determinante per la scelta del tipo di strumenti di rilevazione e, di conseguenza, per la natura dei dati che è stato possibile acquisire. Il fattore ‘risorse per la ricerca’ va inteso, pertanto, innanzitutto in riferimento alla disponibilità finanziaria, sottolineando comunque le conseguenze che ne sono derivate in termini di riduzione del ventaglio delle possibilità circa gli informanti, le operazioni da attuare, le procedure di trattamento dei dati.

La limitatezza delle risorse ha impedito un accesso diretto a un campione effettivamente rappresentativo degli apprendenti l’italiano L2 nel mondo: in ciò sta la differenza primaria rispetto all’indagine della fine degli anni ’70.  Da qui la necessità di fare riferimento a ‘testimoni privilegiati’, che sono stati individuati primariamente negli Istituti Italiani di Cultura all’estero.

La forma degli strumenti di rilevazione ha privilegiato, pertanto, il rapporto più ottimale possibile fra economia e informatività: la prima va intesa nel senso delle caratteristiche degli strumenti tali da consentire il loro uso in modo facile, con il minor carico di lavoro per gli informanti in sede locale. L’informatività ha significato la raccolta del maggior numero di informazioni significative con il minor impiego di risorse. Come vedremo più oltre (§ 7), l’equilibrio fra questi due caratteri si è concretizzato in questionari su base elettronica, nei quali gli informanti hanno potuto inserire i dati in una forma tale da poter essere facilmente trattati con le procedure statistiche informatizzate.

 

 

5.6 Gli informanti dell’indagine

 

Come informanti sono stati presi gli Istituti Italiani di Cultura, destinando a loro una serie di questionari che consentissero la raccolta diretta dei propri dati, la disseminazione presso altre agenzie formative e culturali, la raccolta indiretta dei dati provenienti dalle altre agenzie. Si è venuta a creare, in tal modo, una situazione per cui gli Istituti Italiani di Cultura rappresentano non solo il destinatario primario dell’indagine, ma anche il tramite per raggiungere altri soggetti o comunque per acquisire informazioni sulla rete dell’offerta formativa non dipendente, in sede locale, dalle istituzioni italiane. Ci riferiamo alle università, alle agenzie private, a tutte le altre agenzie culturali.

Ribadiamo che la scelta di prendere come informanti non i destinatari finali delle iniziative per la diffusione dell’italiano L2, cioè non gli stranieri in contatto con la nostra lingua / cultura, ma dei testimoni privilegiati è stata dovuta innanzitutto alle limitate risorse a disposizione per Italiano 2000. A questo motivo se ne è aggiunto un altro che ha indirizzato, fra i possibili testimoni privilegiati, agli Istituti Italiani di Cultura. All’interno del sistema della diffusione della nostra lingua nel mondo, infatti, questi sono collocati in una posizione strategica, che li rende osservatori privilegiati dei mutamenti in corso, attori protagonisti di tali dinamiche, soggetti fortemente sensibili alle modifiche strutturali che intervengono nel sistema. In più, gli Istituti Italiani di Cultura sono soggetti istituzionali, emanazioni dello Stato italiano con il compito specifico di promuovere la nostra lingua / cultura: ricorrendo alla metafora del mercato delle lingue, essi hanno istituzionalmente il compito di essere protagonisti di tale mercato. Da tale posizione gli Istituti possono mettere in atto la funzione di osservazione diretta, immediata sui bisogni formativi in italiano L2 che sono messi in luce nei territori di loro competenza, sulle novità che vi intervengono, e possono rispondervi mettendo in atto specifiche, concrete risposte. Da qui la loro duplice natura: essere osservatori delle dinamiche dell’italiano diffuso fra stranieri e, contemporaneamente, essere soggetti che intervengono attivamente in tali processi. Per questi motivi consideriamo gli Istituti Italiani di Cultura testimoni privilegiati e pertanto aventi un ruolo primario nell’indagine Italiano 2000: la portata generale dell’indagine, il suo estendersi sull’intera rete dell’italiano nel mondo consente di acquisire dati dai singoli punti di raccolta delle informazioni (i singoli Istituti) e, di rimando, li restituisce in forma generale, consentendo ai singoli di inquadrare la propria azione entro il contesto globale della diffusione della nostra lingua / cultura.

Considerato il ruolo centrale degli Istituti Italiani di Cultura in Italiano 2000, in quanto informanti principali e in ugual misura destinatari dei risultati, è doveroso un ringraziamento per l’impegno profuso nell’inchiesta, che si è aggiunta alle loro normali attività di gestione culturale e formativa. L’adesione degli Istituti Italiani di Cultura va salutata come un segnale forte della volontà di collocare la propria azione sempre entro il più aggiornato quadro generale dell’italiano nel mondo. Va segnalato, comunque, che alcuni Istituti Italiani di Cultura non hanno aderito, sia a causa di motivi intrinseci (la recentissima costituzione, ad esempio), sia con motivazioni varie, spesso riconducibili alla limitatezza di risorse disponibili per le attività degli Istituti.

La rilevazione è stata proposta a 90 Istituti Italiani di Cultura. Di questi hanno risposto 63 pari al 70 %.

Il questionario è stato inviato anche ad ambasciate e consolati in maniera da coprire l’intera area degli Stati che vedono rappresentanze istituzionali italiane.

 

 

 

5.7 Gli strumenti di rilevazione

 

 

Nei §§ seguenti presentiamo analiticamente gli strumenti di rilevazione che Italiano 2000 ha individuato come i più appropriati per lo svolgimento dell’indagine e per il raggiungimento dei fini generali della ricerca.

Degli strumenti viene indicata la funzionalità e la struttura, così come le modalità del suo uso. Dalla descrizione analitica si potrà ricavare più precisamente il quadro degli oggetti dell’indagine e il tipo di impegno che richiede alle strutture in essa coinvolte.

 

 

5.7.1 Il questionario: struttura e contenuti

 

I primi due item del questionario (presentato nella Parte Quarta – Allegati) riguardano l’anno di riferimento dei dati, il tipo di istituzione e il suo recapito.

L’item n. 3 riguarda il personale che lavora nell’istituzione e chiede di indicare il numero dei docenti e dei non docenti.

L’item n. 4 riguarda la natura organizzativa dei corsi presentando una tipologia cui far corrispondere il numero dei relativi corsi: si distingue fra quelli organizzati in proprio, per conto terzi, gestiti da altri soggetti per conto dell’istituzione, altro.

L’item n. 5 chiede di indicare il numero dei corsi gestiti nella propria sede o fuori.

Questi primi item consentono di avere un quadro delle modalità di gestione nei corsi in rapporto ai rapporti tenuti con altri soggetti.

L’item n. 6 entra direttamente nell’offerta formativa di italiano L2 proponendo una tipologia di corsi; per ciascuno si chiede di fornire il numero, il numero di iscritti, il numero di ore settimanali e totali, l’eventuale organizzazione in livelli.

I tipi dei corsi sono stati organizzati per fascia d’età e vanno da quelli per bambini con meno di 12 anni a quelli per adolescenti (12 – 18 anni), per adulti (19 – 60 anni), per la terza età.

All’interno di ciascun tipo di corso è stata proposta una articolazione per contenuti e funzioni dei corsi, sempre lasciando aperta la possibilità di integrazioni e specificazioni locali. Per i corsi per bambini si è ipotizzato un contenuto / funzione di competenza nell’italiano generale e di sostegno scolastico. Per quelli per adolescenti a tali due categorie sono state aggiunte le seguenti: lettura, scrittura, conversazione, fonetica, lessico.

A quelli per la fascia adulta sono state aggiunte le seguenti categorie: economia, medicina, letteratura, arte, musica, cucina, traduzione letteraria, per insegnanti di italiano L2, per preparare alle certificazioni.

Con tali specificazioni è stata ottenuta una ricognizione che dà la misura degli interventi centrati sullo sviluppo di una competenza generale in italiano L2, soprattutto di livello di entrata / iniziale / basico, e quelli che agiscono su determinate aree della lingua o abilità o su domini di contenuto particolarmente legati all’identità italiana. Da ultimo sono state pertinentizzate eventuali iniziative di formazione linguistica di potenziali insegnanti stranieri di italiano L2 e i corsi per la preparazione agli esami delle certificazioni.

L’item n. 7 esamina l’esistenza di corsi non di contenuto strettamente linguistico, ma centrati su aspetti della cultura italiana: storia, arte, musica, cucina, moda, design, letteratura, altro. Anche in questi casi la ricognizione ha riguardato il numero dei corsi, degli studenti, delle ore settimanali e totali.

Considerato il fatto che diverse agenzie di formazione non limitano la propria attività alla sola lingua italiana l’item n. 8 ha sondato se e quali altre lingue sono insegnate nell’istituzione.

L’item n. 9 è sceso più direttamente entro le caratteristiche glottodidattiche dei corsi, chiedendo di indicare se ciascuno è condotto da uno o da più docenti: tale punto può dare indicazioni sul modello glottodidattico adottato, nella consapevolezza che quelli più recenti e avanzati fanno ricorso alla multidocenza. Molti corsi per immigrati stranieri nel sistema scolastico italiano funzionano sul principio delle classi aperte e perciò coinvolgono per uno stesso gruppo di allievi più docenti.

Sempre sulle caratteristiche del modello glottodidattico di riferimento è l’item n. 10, che ha per oggetto i tipi e le modalità delle procedure di valutazione. Tale tema è di centrale importanza per l’efficacia dell’offerta formativa, ed è diventato uno dei punti di maggiore discussione a livello pedagogico in Italia. La sua ricognizione all’estero consente anche di fare ipotesi sul grado di diffusione di tali discussioni fuori dei confini nazionali e del grado di assorbimento di modelli proprio dei sistemi scolastici stranieri entro l’offerta di italiano L2. L’item n. 10 intende verificare se vengono applicate procedure di valutazione iniziale, intermedia e finale (presupponendo lo sviluppo corretto, nei corsi, delle specifiche funzioni glottodidattiche proprie dei diversi tipi di verifica) e il grado di autonomia progettuale e gestionale di tali procedure da parte dell’istituzione: si chiede, allora, di indicare se sono progettati in sede o da altri enti, se valutati manualmente o con l’aiuto di procedure automatizzate.

Sempre collegato alla verifica delle competenze è l’item n. 11, sugli esami di certificazione: si chiede di indicare quali, fra i certificati di competenza in italiano L2, sono quelli adottati dall’istituzione e il numero dei candidati. Con tale item Italiano 2000 ha raccolto i dati più aggiornati, se non addirittura gli unici, sulla effettiva diffusione delle certificazioni di competenza linguistica diffuse ufficialmente dal 1993 sulla base di una convenzione quadro tra il Ministero Affari Esteri e le Università per Stranieri di Siena, di Perugia e la Terza Università di Roma.

L’item n. 12 esamina la composizione del corpo docente, chiedendo di fornire informazioni sulla loro origine (italiani / stranieri), il rapporto giuridico (dipendenti dello Stato italiano / a tempo determinato / a tempo indeterminato) e sul loro profilo professionale (non laureati / laureati / con titolo di studio a distanza / con formazione glottodidattica specialistica o generica / ricevuta solo in Italia / all’estero / in entrambi i contesti).

L’item n. 13 chiede l’età dei docenti (per fasce), in maniera da avere un quadro anche sulle dinamiche di ricambio generazionale.

L’item n. 14 è sempre centrato sui docenti, esaminando le iniziative, destinate al loro aggiornamento / perfezionamento, messe in atto dall’istituzione. Si chiede di indicare il numero di partecipanti a ciascun tipo e la durata in ore. Per quanto riguarda la struttura, si propone, oltre al corso, il seminario, il ciclo di conferenze, il tirocinio formativo. Si chiede di indicare se le attività sono svolte in sede, in Italia o altrove, e, se possibile, anche il loro contenuto.

Con l’item n. 15 si rimane sulle iniziative di formazione degli insegnanti, ma viene verificata l’eventuale azione di servizio formativo messa in atto dall’istituzione nei confronti dei docenti di altri enti: si chiede di indicare se l’istituzione organizza attività simili a quelle dell’item precedente, ma rivolte a soggetti esterni.

Con l’item n. 16 si comincia a esaminare la struttura e l’organizzazione didattica. Oggetto dell’item sono le strutture didattiche dell’istituzione. Si indica di scegliere fra una vasta tipologia indicando sia la loro quantità sia un indice di utilizzazione. Le strutture didattiche proposte sono le seguenti: aule, laboratorio linguistico, sala cinema / teatro, sala multimediale-computer, videoteca, videocassette e supporto informatico di catalogazione, biblioteca, volumi a disposizione e supporto informatico di catalogazione, altro.

L’item n. 17 esamina gli strumenti didattici maggiormente diffusi nella struttura (anche in questo caso si chiede di indicarne il numero e un indice di utilizzazione): fotocopiatrice, lavagna luminosa, TV (canali RAI, altro), registratore, computer e stampanti, postazioni Internet, eventuale sito web e caratteristiche tecniche, laboratorio multimediale, sue postazioni e caratteristiche tecniche, libri didattici, manuali di italiano per stranieri, altri manuali, libri di lettura, grammatiche per italiani e per stranieri, eserciziari, altro.

L’item n. 18 esamina un punto nodale dell’offerta di formazione, cioè le modalità delle informazioni al pubblico sui corsi. Si chiede di indicare quale e il suo indice di utilizzazione: annunci radio, TV, giornali, manifesti, pubblicazioni periodiche prodotte direttamente, Internet, altro.

A ciò si aggiunge (item n. 19) la verifica dell’esistenza e delle funzioni di un ufficio di informazione / orientamento per il pubblico. Si chiede di indicare se esiste e le sue eventuali funzioni: generiche, dedicato ai corsi di italiano; se il personale addetto è insegnante o amministrativo o di altro tipo, le ore giornaliere di apertura al pubblico.

Con l’item n. 20 si entra nella relazionalità dell’istituzione: la partecipazione a manifestazioni linguistiche (Expolingua o altro), accordi con altre istituzioni italiane o straniere e su quali tematiche (item n. 21). L’item n. 22 è relativo alle borse di studio concesse.

L’item n. 23 chiede di indicare la posizione dell’italiano nel paese: se è insegnato nel sistema scolastico, a quale livello, qual è la posizione dell’italiano rispetto alle altre lingue straniere, se è ancora usato e a che livello entro la nostra comunità eventualmente emigrata.

L’item n. 24 chiede informazioni sulle motivazioni allo studio della lingua italiana. Oltre a quelle generali, si propongono quelle relative al tempo libero (per ragioni turistiche, per la cultura italiana, per altri aspetti della società e della cultura moderna italiana, altro), allo studio (per partecipare ai programmi di mobilità, perché è materia del curriculum, per continuare gli studi in Italia, altro), al lavoro (per diventare traduttore e interprete, insegnante di italiano, per lavorare con ditte italiane, per fare carriera sul posto di lavoro, per trovare lavoro in Italia, altro), ai motivi personali.

La maggior parte degli item è a struttura chiusa, consentendo in tal modo di acquisire dati quantitativi immediatamente trattabili con le procedure di analisi statistica; alcuni item sono, però, a risposta aperta o semi-chiusa: si tratta di nuclei tematici legati soprattutto all’analisi delle motivazioni.

Con questo tipo di struttura e con i contenuti pertinentizzati il questionario di Italiano 2000 vuole effettuare una ricognizione sul tipo di offerta formativa e sulle caratteristiche motivazionali dei suoi pubblici, con l’intento di effettuare comparazioni con precedenti indagini, nei limiti consentiti dalla compatibilità degli oggetti rilevati e delle procedure adottate.

 

 

 

5.7.2 Il formato elettronico del questionario

 

 

La necessità di ottimizzare le risorse ha spinto a individuare nel questionario il principale strumento di rilevazione e negli Istituti Italiani di Cultura i suoi primi destinatari. Per rendere ancora più rapide le operazioni di raccolta e di trattamento quantitativo dei dati il questionario è stato elaborato in formato elettronico.

È stato creato un file utilizzando il programma Word per Windows che i destinatari hanno potuto compilare direttamente su computer. In diversi casi, per la mancanza di attrezzature o per altri motivi legati alla strumentazione elettronica, non è stato possibile utilizzare il questionario in formato elettronico: 19 casi su 63, pari al 30,1%.

Ai destinatari è stato chiesto di indicare i dati relativi al 1999 o all’anno di più recente disponibilità. In presenza di dati relativi ad anni diversi, prima di iniziare a compilare il questionario, i destinatari hanno copiato il file e lo hanno con un nome diverso: ciò per poter compilare un file per ogni anno di riferimento.

Il pregio del formato elettronico consiste soprattutto nella possibilità di raccogliere dati secondo una struttura preordinata che facilità il successivo trasferimento dei dati sui supporti informatici per le analisi quantitative.

I destinatari hanno inserito le informazioni richieste direttamente nei campi del file. Ci sono quattro diversi tipi di campi per l’inserimento, tutti riconoscibili perché di colore grigio.

1.       Campo dati alfanumerici. All’interno di questo tipo di campo i dati sono scritti senza limiti di spazio.

2. 0 Campo dati numerici. All’interno di questo tipo di campo possono essere scritti numeri.

3. Campo casella di controllo. All’interno di questo tipo di campo è sufficiente premere con il puntatore del mouse per far apparire automaticamente una crocetta.

4. ____________ Campo scelta multipla. Quando il puntatore si posiziona su questo tipo di campo si apre un elenco a discesa. La prima riga è vuota, le altre contengono delle possibilità di risposta. I rispondenti hanno potuto scegliere la risposta fra quelle fornite con un semplice clic del mouse.

 

Il o i file compilato/i sono stati spediti per posta elettronica all’indirizzo di chi ha coordinato la ricerca (vedovelli@unistrasi.it).

Se è stato ritenuto necessario, i rispondenti hanno potuto inviare ulteriore documentazione cartacea esplicativa per posta.

 

 

 

5.8 Modalità di svolgimento della ricerca

 

 

L’indagine Italiano 2000 è stata realizzata in tutte le aree geografiche in cui sono presenti IIC; ciò ha comportato la necessità di mantenere alta l’omogeneità delle procedure di rilevazione e ristretti i tempi di quest’ultima.

Per l’attuazione della ricerca di Italiano 2000 è stata messa in atto la seguente procedura:

 

·              individuazione delle sedi di rilevazione e degli informanti

·              elaborazione dei materiali necessari per la rilevazione

·              raccolta dei dati forniti dalle sedi locali

·              analisi dei risultati

·              rapporto finale di ricerca.

 

 

5.9 Fasi e tempi della ricerca

 

Italiano 2000 ha impegnato le strutture coinvolte nel periodo marzo 2000 – luglio 2001. In particolare, sulla base degli standard delle indagini sociolinguistiche applicate al settore educativo, le operazioni sono state scandite nelle seguenti fasi.

 

Fase n. 1: avvio dell’indagine: marzo – luglio 2000

 

-               Elaborazione degli strumenti di rilevazione

-               Prova-pilota degli strumenti di rilevazione

-               Individuazione delle sedi di rilevazione

-               Presentazione del questionario elettronico ai Direttori degli Istituti Italiani di Cultura.

 

Fase n. 2: rilevazione estesa: agosto 2000 – febbraio 2001

 

-                Distribuzione dei questionari elettronici

-                Raccolta di dati statistici

-                Compilazione dei quadri statistici

-                Ritorno dei materiali al Centro di ricerca (presso l’Università per Stranieri di Siena).

 

Fase n. 3: analisi dei dati e rapporto di ricerca: febbraio – luglio 2001

 

-                Trattamento statistico dei dati