2. I fattori di attrattività della lingua italiana diffusa fra gli stranieri

 

 

 

2.1 Il quadro concettuale di riferimento

 

2.1.1 Campi di riferimento dell’indagine

 

L’intento principale dell’indagine Italiano 2000 è di ricondurre a un quadro interpretativo unitario la complessità degli aspetti e dei problemi posti da una lingua a grande diffusione internazionale come l’italiano.

Per raggiungere tale obiettivo l’indagine non può avere solo una funzione ricognitiva sulla condizione dell’italiano diffuso fra gli stranieri (d’ora in poi: L2), ma al contrario, a partire dalla ricognizione delle sue caratteristiche quali si presentano all’osservazione, deve scendere in profondità entro i suoi processi, le sue tendenze evolutive, le cause dell’attuale condizione. Tale allargamento di scopi di indagini può consentire di riconoscere i mutamenti strutturali nella condizione dell’italiano diffuso fra gli stranieri e di indicare punti di riferimento per promuovere eventuali interventi istituzionali.

Una siffatta indagine, proprio per l’ampiezza della materia, deve ricorrere a prospettive di analisi quantitative (statistiche) e qualitative (linguistiche, glottodidattiche, sui processi sociali e culturali), e a un adeguato modello teorico. A questo sono demandate diverse funzioni: nella fase preliminare e in quella di svolgimento dell’indagine, un modello concettuale consente di sviluppare le ipotesi, orientare la scelta degli oggetti, le modalità della ricognizione, la struttura degli strumenti di rilevazione. Nella fase di analisi dei dati raccolti, può guidare l’interpretazione, cioè il momento in cui diventa necessario passare dalla rendicontazione dei risultati conseguiti a quello della ricerca dei fattori che hanno determinato la situazione che è stata delineata e di quelli che agiscono sulla sua eventuale evoluzione.

Un modello interpretativo appare indispensabile, dunque, perché si possa parlare di ricerca scientificamente fondata: esso guida l’elaborazione preliminare delle ipotesi, consentendo di riutilizzare le conoscenze che sulla materia già esistono (ad esempio, i dati e le analisi di indagini già svolte nel passato) e di captare elementi indicanti cambiamenti rispetto a tali dati. Il modello consente di elaborare ipotesi, che possono essere verificate successivamente, nel momento del confronto con i dati rilevati.

Per le caratteristiche del suo oggetto, l’indagine Italiano 2000 sembra appartenere a diversi campi di ricerca: il legame intrinseco fra lingua e cultura rende difficile confinare il tema solo entro l’uno o l’altro universo; essendo impossibile l’opposizione fra i due, l’indagine si colloca naturalmente entro i fenomeni culturali, che si concretizzano entro le forme dei codici. Si tratta, allora, dell’universo semiotico, della produzione di senso, della creazione di forme di identità. Interrogarsi sul destino dell’italiano diffuso fra stranieri oggi significa collocare la domanda entro il campo dei fenomeni semiotici, ricercando la risposta con il fare appello agli strumenti, alle metodologie, ai modelli interpretativi che sono stati elaborati in tale ambito di produzione della conoscenza. Tale ambito è comunque vastissimo: è la metafora dell’universo dei codici rende bene il senso della sua ampiezza e complessità; nello stesso tempo invita pressantemente a selezionare oggetti e linee di indagine, formalizzando i criteri delle scelte e, insieme, cercando di raggiungere specifici, concreti, ben delimitati oggetti sui quali acquisire nuove conoscenze. Non ci si può accontentare, allora, del riferimento all’universo dei processi semiotici per sondare un oggetto quale lo stato della lingua / cultura italiana diffusa fra stranieri, ma occorre necessariamente definire una prospettiva di lavoro più ristretta, ma anche più specifica. Dalla scelta di questa prospettiva derivano direttamente le metodologie e gli strumenti di lavoro.

La prospettiva che abbiamo seguito nell’indagine Italiano 2000 tiene conto delle motivazioni e degli intenti di chi ha promosso l’indagine, ovvero le strutture istituzionali dello Stato italiano, concretizzatesi negli uffici del Ministero degli Affari Esteri: l’acquisizione dei dati sull’oggetto dell’indagine deve poter manifestare il legame con una dimensione applicativa che si concretizzi innanzitutto nella possibilità di intervenire sulla materia; in altri termini, i dati devono poter sorreggere interventi di modifica della realtà che tali dati ha fornito. Ciò ha significato privilegiare le ragioni della dimensione istituzionale nella scelta degli oggetti di indagine e dei suoi destinatari.

Il secondo elemento che ci ha guidati nella selezione della prospettiva di indagine fra quelle possibili entro la linee di conoscenze che si possono sviluppare nell’universo della semiosi è costituito dalla maggiore attenzione riservata ai fenomeni che si manifestano nelle forme del codice verbale: da ciò è derivata la scelta di focalizzare l’attenzione della ricerca sulla lingua italiana e non sulle manifestazioni semiotiche che si concretizzano in altri codici. Con ciò non vogliamo opporre la cultura linguistica a quella intellettuale, né vogliamo limitare l’indagine solo all’analisi dei corsi di italiano, senza considerare le altre attività culturali messe in atto nel mondo (mostre d’arte, concerti, rassegne cinematografiche ecc.). L’opposizione fra le due dimensioni è impossibile a livello concettuale: la lingua è cultura, nel senso che produce forme di identità nelle quali gli individui e i gruppi si riconoscono. Tali strutture assumono caratteri diversi a seconda delle storie sociali delle diverse comunità: le manifestazioni letterarie sono opposte agli usi comuni di lingua solo grazie al gioco di rapporti fra i gruppi sociali che hanno avuto come conseguenza l’assegnazione di valori diversi agli uni e agli altri (prestigio, segno di condizione culturale e di posizione sociale ecc.). Nessuno mette in dubbio, peraltro, l’autonomia che ogni codice semiotico ha nella propria opera di creazione di identità, nei propri processi di creazione di senso; così come nessuno mette in dubbio l’esistenza di legami fra i vari codici tali da non poter consentire di considerare l’universo della semiosi come costituito dalla loro pura giustapposizione. Ogni opposizione fra lingua e cultura è, pertanto, pretestuosa e dovuta non a motivi intrinseci, ma a ragioni non derivate dall’analisi scientifica.

Già solo l’incrocio fra questi due caratteri (aspettative istituzionali e centralità della lingua) consentono di fare riferimento a quelle aree disciplinari che li hanno pertinentizzati fra i loro oggetti di studio. Tra queste, la sociolinguistica è quella che più ci ha fornito riferimenti sia a livello concettuale che metodologico. Abbiamo collocato, allora, l’indagine Italiano 2000 nel campo delle ricerche sociolinguistiche, cercando in questi modelli e metodi adeguati agli obiettivi dell’iniziativa. La scelta del particolare settore disciplinare è stata dovuta innanzitutto al fatto che gran parte delle linee di lavoro in essa maturate legano intrinsecamente l’acquisizione di dati conoscitivi sulla realtà con la definizione di linee che possano portare al suo cambiamento. Poi, abbiamo considerato il fatto che il rapporto fra dimensione istituzionale e lingua è diventato oggetto di un’area di ricerca sociolinguistica che è la politica linguistica. Infine, abbiamo trovato sempre nella prospettiva sociolinguistica la possibilità di conciliare le dimensioni quantitative e qualitative di indagine, in maniera adeguata alla materia dell’iniziativa. Infine, visto che le aspettative istituzionali circa la diffusione della lingua italiana fra gli stranieri guardano anche alle problematiche del suo insegnamento, abbiamo considerato il fatto che tanta parte delle ricerche italiane di sociolinguistica si sono concentrate proprio sulle questioni dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’italiano.

Tenuto conto di tutte queste considerazioni, il quadro sociolinguistico ci è sembrato quello dal quale ricavare primariamente i modelli concettuali e le linee metodologiche per lo svolgimento dell’indagine Italiano 2000: primariamente, ma non esclusivamente, considerato il fatto che comunque abbiamo fatto riferimento ai tratti di tipo semiotico, cioè a quelle linee capaci di mostrare i processi di produzione di senso nel complesso universo della vita dei codici in contatto fra di loro.

Se facciamo immediato riferimento alle questione di metodologia della ricerca sociolinguistica, siamo ben consapevoli della non neutralità dei dati che possono essere acquisiti: ciò non va interpretato semplicisticamente come la dipendenza dei dati dai punti di vista che li interpretano. Le forme dei dati sono sempre strettamente compatibili con gli strumenti e le modalità di rilevazione, e ancor prima con le ipotesi sulle quali si fonda un’indagine. Si può dire, anzi, che quanto più una ricerca è basata su ipotesi forti, connesse coerentemente, collegate a modelli teorici generali e capaci di portare a un rinnovamento profondo del modo di vedere un oggetto, tanto più i dati potranno rendere ammissibile la fondatezza delle ipotesi fatte o potranno sviluppare l’elaborazione di modelli concettualmente più elaborati per l’interpretazione dei fenomeni. Il momento di elaborazione delle ipotesi richiede, pertanto, l’esplicitazione del modello teorico al quale ci si riferisce nel considerare i meccanismi fondanti, soggiacenti ai fenomeni di un determinato universo di oggetti: in questo caso l’italiano diffuso fra gli stranieri, le linee della sua evoluzione negli anni recenti.

Qui di seguito presentiamo sinteticamente le ipotesi che hanno guidato lo svolgimento dell’indagine Italiano 2000, tentando di ricondurle a un modello concettuale che da un lato possa eventualmente confermare in maniera sistematica una serie di cambiamenti dei quali si hanno segnali sparsi e parziali, dall’altro possa guidare l’interpretazione dei fenomeni di un universo complesso di oggetti qual è quello di una lingua che si diffonde fuori della propria comunità di utenti nativi[1]. Il modello concettuale che proponiamo ricade entro quelli elaborati a livello sociolinguistico, pur se non è uno di tipo strettamente correlativo. I modelli correlativi di interpretazione dei rapporti fra la lingua e il contesto sociale e istituzionale (meglio: fra gli usi linguistici e le forme di identità linguistiche da un lato, le dimensioni sociali e istituzionali dall’altro) hanno avuto negli anni passati una notevole espansione. I motivi stanno nella loro capacità di quantificare tale rapporto e di darne una visione predittiva. Tal fatto di forza rappresenta, però, anche il loro lato debole: la lingua e i suoi usi rappresentano solo in parte un oggetto quantificabile e predicibile, essendo ampiamente anche un oggetto aperto, dove la vaghezza va di pari passo con la creatività. La considerazione di tale natura composita dell’oggetto degli studi ci spinge a privilegiare un approccio non esclusivamente quantitativo, e comunque non esclusivamente correlativo: la ricerca delle cause di determinati stati di fatto di natura linguistica non sempre riceve aiuto dalle indicazioni di valori quantitativi di correlazione con stati di fatto di altra natura.

Se l’approccio correlativo è sostanzialmente quantitativo, Italiano 2000 ha scelta di integrarlo con uno qualitativo, basato su categorie non esclusivamente fondate su dati numerici. Ne è derivata, pertanto, una prospettiva eclettica, che ha cercato di cogliere gli aspetti più produttivi dai vari tipi di approccio sviluppati entro il settore delle ricerche sociolinguistiche.

 

 

2.1.2 Caratteristiche del modello teorico-metodologico di riferimento

 

Spesso i modelli teorici, lungi dall’essere riconducibili a strutture formalizzate, fanno spesso appello a metafore per costituirsi e definirsi: ciò avviene sia nel settore delle scienze umane, dove la cosa è forse più giustificata dalla tradizionale immagine di basso livello di formalizzazione che esse hanno a livello sociale almeno quanto ai propri oggetti e metodi di lavoro, sia in quelli delle scienze chiamate – proprio metaforicamente – dure, cioè le discipline che analizzano i fatti naturali riportandoli ad algoritmi formali. Il potere evocativo della metafora a volte supera la fase iniziale delle indagini, quella in cui si ha bisogno di immagini per ricollegare le parti dei fenomeni che si vogliono indagare, e si ripresenta come ausilio utilissimo in quella in cui alle formalizzazioni si vuole collegare un senso che dia conto della sfumata complessità dei fenomeni indagati. Se questo avviene nelle scienze dure ed esatte, a maggior ragione il ricorso alla metafora si ripresenta quando l’ambito di ricerca è quello umanistico (pur se nelle sue caratterizzazioni sociologiche e istituzionali) e l’oggetto è la lingua, fatto complesso e sfumato, formale e irregolare per eccellenza.

Non stupisca, dunque, se nella esplicitazione delle ipotesi e di una possibile modellizzazione che dia conto dei fenomeni rilevati secondo modalità principalmente statistico-quantitative, cioè che dia conto dello stato dell’italiano L2 mediante i dati numerici rilevati con questionari a struttura chiusa, si faccia ricorso a immagini, a metafore. L’attenzione rivolta ai presupposti metodologici di Italiano 2000 ci spinge a sottolineare le sue molteplici anime: essere una ricerca che indaga con modalità quantitative un oggetto come la lingua in uso e le condizioni istituzionali del suo uso come L2, e insieme fare appello alla forza evocativa delle metafore per delineare strumenti di interpretazione dei dati numerici e degli epifenomeni non quantitativi che risultano dai dati[2].

Qui di seguito esponiamo sinteticamente le ipotesi che hanno guidato nella ricerca e i tratti di un modello teorico che, in fase di impianto dell’indagine, abbiamo utilizzato per poter dar conto di aspetti parziali, di problemi non sistematicamente definibili, e che in fase di interpretazione successiva alla rilevazione ha consentito di assegnare un senso unificante alle molteplici e a volte contraddittorie manifestazioni dello stato dell’italiano L2.

In questa parte preliminare all’esplicitazione delle ipotesi e dei modelli ci sia consentito ricordare, infine, tre concetti guida alla nostra azione, importanti per delinearne i tratti metodologici: la trasparenza, la coerenza, la globalità. Questi tratti sono posti dal Framework europeo sulle lingue (Consiglio d’Europa, 2001: 7) a fondamento di ogni azione che faccia della promozione linguistica il proprio oggetto; anche Italiano 2000 rientra in tale ambito e perciò si rifà a tali criteri guida[3].

La trasparenza ci spinge a esplicitare le ipotesi, gli oggetti, le metodologie di rilevazione e di analisi. Ciò rende riproponibile l’indagine intera o solo alcune sue parti, consentendo di sottoporre al vaglio della ripetibilità e quindi della verificabilità quanto da noi realizzato.

La coerenza ci induce a rendere chiaro ed esente da contraddizioni il modello al quale, in quanto batteria concettuale di spiegazioni, riportiamo i fatti. Inoltre, l’istanza di coerenza ci induce a individuare le situazioni in cui le spiegazioni, per essere aderenti ai fatti, devono esplicitare la misura della coerenza e la deviazione rispetto al modello interpretativo. Come vedremo, non sono poche le situazioni caratterizzate dalla contraddittoria compresenza di tratti, e ugualmente non limitati i casi in cui un’interpretazione può convivere con quella opposta.

Infine l’istanza di globalità ci ha spinti a tentare di cogliere quanti più aspetti possibili dell’universo dell’italiano L2, pur in presenza di risorse limitate per realizzare Italiano 2000. Ciò ha significato unire il criterio della economicità all’esigenza di una ricognizione quanto più ampia della situazione: sono state messe in atto originali azioni di ricerca con gli strumenti più capaci di un ottimale rapporto fra economicità e informatività; sono state utilizzate indagini esistenti, quando fossero aggiornate, recenti e compatibili con l’impianto di Italiano 2000; non sono stati fatti rientrare nella ricerca alcuni oggetti che avrebbero richiesto almeno ben altre risorse. Tra queste, innanzitutto, la situazione dei corsi di lingua e cultura italiana per i discendenti dei nostri emigrati[4].

Va sottolineato, comunque, che il riferimento all’istanza di globalità, intesa come auspicio alla ricognizione il più possibile ampia sull’universo dei problemi dell’italiano diffuso fra gli stranieri, si è scontrata con le risorse messe a disposizione di Italiano 2000: la loro limitatezza ha comportato la messa in atto di scelte che sicuramente si sono riflesse sugli oggetti e sulle procedure di indagine. Innanzitutto, è stato necessario preferire strumenti chiusi e procedure quantitative; poi, entro l’universo dei destinatari sono stati scelti gli Istituti Italiani di Cultura come osservatori privilegiati della condizione dell’italiano e delle linee istituzionali per la sua diffusione. Ciò ha significato l’esclusione di più onerose procedure di rilevazione e di osservazione, così come il coinvolgimento di altri soggetti nello svolgimento dell’indagine.

Pur entro tale limiti, Italiano 2000 ha raccolto dati sufficienti per consentire di raggiungere due obiettivi: innanzitutto il confronto con indagini recenti per delineare le linee evolutive che si sono manifestate negli ultimi anni; e ancora, la possibilità di individuare alcuni tratti fondamentali della condizione della nostra lingua in quanto oggetto di contatto da parte degli stranieri fuori dei confini nazionali. Il tutto, ovviamente, visto attraverso la prospettiva degli interventi istituzionali del nostro Stato all’estero.

La limitata consistenza delle risorse per lo svolgimento di Italiano 2000 non costituisce, comunque, un limite intrinseco, almeno alla luce di un evento realizzatori successivamente alla conclusione dell’indagine. Nel 2001, infatti, il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica ha istituito presso l’Università per Stranieri di Siena uno dei primi ventitré Centri italiani di eccellenza della ricerca: l’oggetto di tale Centro è la costituzione dell’ Osservatorio permanente dell’italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia. Idealmente, Italiano 2000 passa il testimone al Centro di eccellenza senese, in una linea di continuità che si auspica possa riprendere quanto fatto da Italiano 2000 ampliandolo a tutti gli oggetti e soggetti relativi al campo del quale ci si occupa.



[1] Ci soffermiamo sulla esplicitazione del quadro di ipotesi, dei presupposti teorici della ricerca Italiano 2000 e della sua metodologia non solo per il fatto che tale operazione è un dovere intrinseco alle procedure della ricerca scientifica, ma anche perché nella sua conduzione abbiamo rilevato, da parte di alcuni destinatari della stessa, diverse perplessità in ordine alla metodologia della ricerca adottata. Tali osservazioni ci hanno spinto a mantenere sempre alta l’attenzione al rapporto strettissimo fra i quadrii concettuali, la dimensione delle ipotesi, le metodologie e gli strumenti della ricerca empirica, arrivando anche a modificare questi ultimi nel corso dell’indagine, là dove il confronto fra gli scopi generali dell’impresa e le condizioni materiali entro le quali essa si svolgeva evidenziava fattori di blocco, troppo rischiosi per non spingerci alla elaborazione di linee di mediazione. Ci dispiace, però, che in alcuni casi le osservazioni alla metodologia di indagine siano state manifestate per giustificare la non adesione, da parte di soggetti appartenenti alla struttura dello Stato italiano, a una iniziativa promossa dallo Stato italiano.

[2] Usiamo il termine L2 come iperonimo, come termine più generale rispetto ai più specifici lingua seconda, lingua straniera, lingua non nativa: in ciò riprendiamo un uso che si è affermato almeno dagli anni ’80 entro gli studi di sociolinguistica e di linguistica acquisizionale per evitare le difficoltà poste dagli intricati rapporti esistenti le condizioni che nei singoli parlanti e nelle comunità hanno le lingue quando entrano in contatto. Nel presente lavoro L2 è usato per lo più come sinonimo di italiano diffuso fra gli stranieri: in ciò diminuiamo il rapporto fra L2 e i processi di apprendimento nei singoli parlanti e aumentiamo invece la dimensione che ci sembra caratterizzare intrinsecamente il termine italiano diffuso fra gli stranieri, ovvero quella delle condizioni sociali entro le quali si sviluppa il contatto linguistico. Di recente ha cominciato a diffondersi fra gli specialisti anche il termine italiano lingua di contatto, usata principalmente per delineare la condizione dei figli degli immigrati stranieri in Italia, per i quali l’italiano si trova spesso al confine fra la lingua materna e la L2.

[3] D’ora in poi utilizzeremo indistintamente i termini Framework o Quadro comune europeo di riferimento.

[4] Va segnalato che il Ministero Affari Esteri ha promosso uno studio di fattibilità sullo stato dei nuovi e vecchi pubblici dei corsi di lingua e cultura italiana (Attività linguistico-culturali istituite ai sensi del D.L. 297/94 art. 636), affidandolo al Centro CILS - Certificazione di Italiano come Lingua Straniera dell’Università per Stranieri di Siena, che lo ha realizzato nel gennaio – marzo 2001.